10/06/2019

Credo andassero più di moda qualche anno fa, tra i 90 e i primi 2000 - o almeno così mi pare di ricordare-, la figura del “vocalist” era elemento fondamentale nei più disparati ambiti musicali: dall’hip-hop dalle radici maggiormente old school, nei gruppi crossover, alle più sfrenate colonne house e dance. Spesso i migliori vocalist erano grandi cantanti, ma non tutti i grandi cantanti erano in grado di svolgere questo ruolo, due modi di proporre musica differenti che comportano inevitabilmente due approcci diversi al medium, il cui unico denominatore comune era la voce, limpida e possente.

La crasi perfetta fra queste due figure è Sara, frontgirl del progetto in grado di interpretare arbitrariamente canzoni in inglese ed italiano, filippina di origine ma meneghina nel sangue. Niccolò l’artefice delle architetture sonore del duo, architetto anche nella vita, mestiere che gli ha permesso di visitare un’infinita di Paesi a qualsiasi latitudine apprendendone le sonorità e le tradizioni sul dancefloor.

Il risultato è un prodotto che, pur essendo spendibile in ogni club dello stivale, mantiene le atmosfere misteriose e rarefatte del dream pop. Come se Elisa (o Giorgia in pezzi come “Maniglia d’oro”) interpretasse i testi dei Bluvertigo all’interno di una discoteca.

Curiosi ed interessanti.

Commenti

    Aggiungi un commento:


    ACCEDI CON:
    facebook - oppure - fai login - oppure - registrati