19/10/2005

Stamattina ho preso il treno accompagnata dalla musica degli Elettronoir e ho creduto davvero di andare a Monaco. Lungo i binari che corrono, tra le sonorità anni ’70 che si fondono con le tematiche sociali di quell’attimo, scene, un film, un episodio inserito in un progetto, “Tutta colpa vostra!”. Ho creduto di incontrare i personaggi che passano tra una canzone e l’altra, e i suoni e le voci potevano attraversarmi; come non pensare a “Low” di Bowie, all’elettronica che non accompagna la mente mentre la testa porta il tempo, ma si pone delle domande.

Il pianoforte sostiene con decisione ogni brano, dalla leggera La dolce vita, dove lo strumento è ovunque e un basso invadente sottolinea la tensione, a "La pelle" e i suoi sussurri nell’approssimarsi della notte (e della fine). E nel mezzo la storia si sviluppa tra le aperture di "Nero, zero" e "L’ultima volta", dove la passione ruvida dà il senso a ogni nota, e il confronto con la situazione reale che viene fuori in "Il dovere di reprimere".

Ci si distende senza poter dormire negli accenti ipnotici di "In viaggio", e si percorre davvero un sogno mitteleuropeo mentre scorrono vagoni semivuoti e le ombre dei ragazzi dello zoo di Berlino. "Monaco ‘77" avvolge in spirali sintetiche per poi precipitare in una poetica notte velenosa senza stelle, e il basso che si insinua è la luce di un’alba acida che batte nelle tempie.

I volti tirati e lo sdegno, e le lacrime trattenute, esplodono nello sfogo di "Il fronte dei colpevoli": la coscienza perduta è la visione di una scena dove ogni violenza o fuga o atto d’amore ha lo stesso colore del sangue. Un album compiuto ed efficace, che fa ben sperare, “ma io mi fermo qui…e il resto non lo so…”.

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La recensione Elettronoir - Recensione - Dal Fronte dei Colpevoli di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 20/07/2019

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