Ritmo Tribale Bahamas 1999 - Rock, Grunge, Hard Rock

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Il mondo dei Ritmo Tribale evoca tormenti e delicate visioni radicate in angoli remoti del pensiero, raccontati attraverso la voce di Andrea Scaglia

Una band storica del panorama musicale italiano ritorna a proporre il suo progetto, per alcuni versi difficile da apprezzare, per altri fonte di rare e originali sonorita'.

Per il sottoscritto, le vibrazioni dei Ritmo Tribale sono sempre state un'esperienza unica nella nostra penisola.

Ho sempre affidato una grande quantita' di emozioni alle note dei Tribali e avvicinare per la prima volta Bahamas al mio lettore mi ha provocato strane sensazioni, soprattutto perche sapevo che stavolta non avrei trovato la dissonante voce di Edda a dar corpo alle liriche.

Avvio la prima traccia e incredibilmente il mondo dei Ritmo Tribale e' ancora li' intatto e rinnovato, pronto a essere esplorato.

L'album si estende su un tenue filo conduttore, che evoca tormenti e delicate visioni radicate in angoli remoti del pensiero, raccontati attraverso la voce di Andrea Scaglia, spesso attorniata da controcanti.

Si parte con alcuni crudeli frammenti della nuova civilta' del 2000, descritti tra sottili echi elettronici e splendidi loop di basso e chitarra.

Dalle lente e soffuse note di Lumina emerge una voglia di cambiamento interno, attraverso una luce che filtra dalle finestre attraversando i pensieri...

Nel terzo brano, lampi di elettronica e voci filtrate si intrecciano su chitarre e archi creando una dolce ma sofferta melodia inneggiante alla Musica... davvero emozionante.

Echi acustici degni degli AIC di Jar Of Flies si fanno largo sui campionamenti di Dipendenza, brano di grande potenza nonostante il ritmo basso.

La dimensione eterea de Il Centro prelude alla lenta irruenza di Violento, brano molto "psicorsonico" e di grande impatto emotivo.

A volte nonostante "...il fuoco sia spento e le ceneri siano ormai fredde..." i ricordi tornano in vita e ci capita spesso di affrontarli con l'odio, cercando di essere duri come un Diamante, pietra preziosa qui trasformata in canzone elettroacustica lenta e avvolgente.

Nonostante un certo ermetismo delle liriche, che peraltro accompagna tutto l'album, e' facile innamorarsi di Meno 9, brano denso di fascino con quei soffici echi di fondo turbati da improvvise chitarre distorte.

Riuscire a cogliere il momento in cui un rapporto entra in una fase di stasi e' molto difficile e puo' portare a una vera Convalescenza, stato esistenziale vissuto probabilmente da Andrea Scaglia (e non solo...) e riportato in musica attraverso una altalenante melodia, tra malinconici momenti acustici e passaggi piu' acidi.

Oltre i confini spazio temporali la title-track Bahamas ci porta alla scoperta di un luogo metafisico, nascosto in chissa quali luoghi della mente, dove si odono chitarre dissonanti su moog e sintetizzatori dal sapore antico.

Per finire la demo version di Senza Limiti che risuona da lontano, poggiandosi sul wah-wah della chitarra e su tenui echi.

Nel complesso Bahamas e' un disco melodico e apparentemente rallentato rispetto ai lavori passati dei Ritmo Tribale, capaci stavolta di creare un'atmosfera in cui il sottile equilibrio tra chitarre, campionamenti e voce viene destabilizzato dalla naturale irruenza della band.

Molti avevano scritto la parola fine, forse qualcuno sperava che fosse cosi', ma in un mondo dominato da molte banalita' e' cosi' bello sapere che i Ritmo Tribale sono ancora li...

 

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La recensione Bahamas di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 1999-10-20 00:00:00

COMMENTI (2)

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  • maxavo 8 mesi Rispondi

    Bahamas è un gran disco ed anche oggi, a distanza di anni, mantiene intatta la sua luce. Il radicale(?) cambio di rotta, accentuato soprattutto dalla mancanza della storica ed "invadente" voce di Edda, ci regala un disco dove le sonorità sono meno grossolane e piu preziose rispetto al passato, e dove all irruenza si sostituisce un introspezione carica di tensione. Nel 1999, questo disco era piu avanti dei suoi tempi, ed il fatto che oggi ancora se ne parli, ne è la dimostrazione. Non è un capolavoro, ma non lo sono nemmeno i dischi precedenti dei ritmo tribale, spesso grezzi e dissonanti, anche se indubbiamente di fortissimo impatto. E' un disco che pagò, all epoca, la necessità di guardare al futuro invece che al passato, evitando il rischio di diventare la macchietta di ciò che erano, non potendo piu esserlo. Coraggioso ( c è una buona dose di elettronica, forse il peccato che i fan di vecchia data non hanno perdonato) ed ispirato merita il recupero, ed il fatto che per avere un successore (non all altezza di questo) si sia dovuto aspettare il 2020 fa riflettere su come , spesso, le vie del successo non dipendano dalla qualità ma dal "sentire " di quel tempo. Peccato!

  • alfonsogariboldi 17 mesi Rispondi

    Ritengo Bahamas un ottimo disco, obiettivamente non a livello di Mantra o Kriminale, ma bisogna dire che non dev'essere stato facile rinuciare ad Edda. Anche la scelta di privilegiare atmosfere slow rispetto ad altre più esplosive e tirate del passato può esporre Bahamas a una luce fioca di gradimento che però non è, a mio avviso, la sua reale dimensione. Brani migliori a mio avviso Lumina, Dipendenza, Violento