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RECENSIONE
03/02/2020

La sesta traccia di questo splendido Carne cruda a colazione di Giovanni Succi, Arti, è un po' la summa dell'intero discorso, ora metafisico ora filosofico, del cantautore di Nizza Monferrato. Già perché Succi costruisce un discorso raffinato, anzi raffinatissimo ragionando in musica sui dati materici del reale: come gli Arti, qui però cantati anche nella declinazioni femminile della parola, ovvero Le Arti. Da  qui, da quest'ambivalenza del linguaggio scritto, neanche a farlo apposta, ad arte che si muove l'intero disco del cantautore piemontese. Un disco che si segnala non soltanto per una qualità di scrittura che ormai da anni si assesta come tra le più originali, proprie e meglio cesellate d'Italia ma anche per arrangiamenti sempre nuovi, sempre creativi e sempre al servizio della canzone ma senza mai concedere un grammo al dato musicale.

Prendete ad esempio Grazie per l'attesa, la terza canzone, inizia con l'abbinamento tra l'atmosfera sostanzialmente cupa dell'intero pezzo con un fischiettare allegro che poi tracima in una sorta di anthem da stadio, che viene propria voglia di cantare la mattina, magari quando si esce di casa in bicicletta.

Bene, questi coortocircuiti non solo di senso ma anche di abbinamenti sono proprio l'anima di questo disco, un disco quanto mai materico e materiale, in cui Succi ragiona di società, politica, affetti privati e vita pubblica, senza soluzione di continuità perché, in fondo, i confini sono solo una costruzione mentale no?

Più si ascolta questo album più si scoprono degli aspetti che, le prime volte, non si erano colti. Grigia, la nona traccia, ad esempio è una sorta di discorso confidenziale di Succi che si rivolge direttamente all'ascoltatore, quasi sussurrando le proprie parole che acquistano non solo significato e senso, ma anche peso specifico, peso materico, quasi chili oltre che note. Eccoci al nucleo più importante di Carne cruda a colazione. Un animo brutale e schietto, senza troppi fronzoli ma non perdendo mai la tenerezza, l'amore per gli arrangiamenti rotondi, i ragionamenti sulle intermittenze del cuore e sulle geografie dell'anima. E se Succi riesce a rendere poetica pure Alessandria, città conosciuta per Rivera, per Umberto Eco e poco altro, allora abbiamo davvero un discone fatto e finito.

In un Piemonte più amaro e con meno pretese/ che sa di essere falso e non si finge cortese/ per ritrovarti mi allungo fin qua/ Alessandria è soltanto una scusa.

Esatto Alessandria è soltanto una scusa per riascoltare di nuovo un disco che solo apparentemente parte con il grigio e poi finisce per brillare dello smeraldo più prezioso

Tracklist

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