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album Ipergigante - Voina

recensione Voina Ipergigante

V4V-Records 2020 - Hip-Hop, Alternativo, Pop rock

RECENSIONE
14/02/2020

Il futuro prossimo del pop passa inevitabilmente dalla contaminazione tra provincia, old school, new school, ritornello che funziona e parole che ti strappano il cuore dal petto. Dall'inflessione dialettale che non sia per forza romana o milanese, dalle canzoni che non parlino dei quartieri di città in cui o ci vivi o non te ne potrebbe fregare di meno. I Voina, da Lanciano, Abruzzo, escono con Ipergigante, il terzo album che li mette a fuoco e  li definisce, svicolando dai facili punti di riferimento. 

9 pezzi in cui la chitarra acustica, le basi e i piattini della trap, il rap, l'emo, l'indie rock e quello più tagliente coi chitarroni si mischiano organicamente e, in modo del tutto inaspettato, stanno bene insieme. Lo definiscono "Storie dal bar sotto casa per scappare dal bar sotto casa" e non avremmo potuto dirlo meglio. Qui dentro c'è la tradizione della sfiga indipendente degli anni scorsi e la proiezione verso qualcosa di più dinamico. 

"Io non ti porterò in America, ma in posti vuoti tipo i cinema. Anche i perdenti hanno un’estetica che ti si appiccica addosso come la resina" cantano in Luna Park e c'è un sacco di consapevolezza in queste parole. L'album si apre con Stanza, canzone acustica e cantautorale declinata ai toni di Lil Peep: "Ed ogni gatto ci spera di diventare una pantera il venerdì sera, ed ogni storia vera é una tragedia, tipo noi che falliamo come la Grecia"Le ore piccole alza il ritmo ed è già radiofonica, Uragani è urbana e sofferta ("Vorrei una tregua tra una guerra e l'altra"), Mercurio cromo fa sentire per la prima volta le asprezze di chi è cresciuto con le band che pestano, Korea torna sull'emo rap: "Il cielo ci piomberà addosso, chissà fino a quando regge. È attaccato al soffitto con delle puntine, gli scemi le chiamano stelle".

Shimigami è un altro potenziale singolone dal funzionamento radiofonico, graffiti pop sdrucito, ma è con Blu che si torna alla canzone quello da cantare con il dito alzato sottopalco, un manifesto della provincia: "Non li capiamo gli artisti e nei musei ci sono solo facce tristi. Portami via da qui, poi svegliami quando si estingueranno i radical chic. Via dai film francesi, dagli stagisti di Vice, da chi fa il pubblico a Sky, da chi dice questo posto è troppo cheap, da Marina Abramovich". Qualunquista, certo, ma se volete la sincerità di quelli che non abitano nei luoghi delle opportunità, dovete bussare a questa porta. MDMA chiude l'album con un mood già usato dagli Psicologi, e non è difficile pensare alla cantata corale insieme al pubblico. 

I Voina tornano per restare e la trasversalità di questo disco lo dimostra: non si riferisce ai teenager e neanche agli adulti, tratta temi che prendono un po' tutti e li rende accessibili anche a chi il genere non lo mastica. Big up.

Tracklist

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