Afterhours Ballads For Little Hyenas 2006 - Rock, Noise

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"Hey, may I help you?"
"Yes, cheers, I was looking for the new record by Afterhours."
"Mmm… looks like I've heard something about that…"
"Their label should be One Little Indian."
"Oh, yes, here you go."
"Did you listen to it? Is it any good?"
"I've just played it a couple of times, but seems quite good, I think they're Italians."

Oltre alle "Ballads For Little Hyenas", la versione anglofona dell'ultimo disco degli Afterhours, in omaggio il commento del negoziante.

Chissà come gli è uscito, a Manuel, di fare un disco di nuovo in inglese. Dev'essere perché era assieme ai suoi nuovi amici yankee. Che un po' viene da chiederselo, a guardare questo disco: perché fare una versione inglese di un disco già (ri)uscito in italiano? Intere tastiere sono state consumate su forum vari, discutendo dell'improbabile prouncia inglese di Agnelli piuttosto che delle alterne fortune che le esportazioni musicali italiane hanno avuto, arrivando a giustificare o condannare a priori la scelta fatta. In effetti, ragionandoci a tavolino, un motivo non c'è, o almeno non in modo così evidente.

In realtà, ascoltando il disco qualche ragione la si trova. Semplicemente, questo è un disco differente da "Ballate Per Piccole Iene". Differente nel senso che è migliore. Più cattivo, più tirato, più ruvido. Se li metti di fianco sembrano due gemelli, copertine identiche, tracklist praticamente uguale (la cover di "The Bed", con Greg Dulli alla voce, pur bella, non cambia granchè le cose). I titoli tradotti a volte in modo pedissequo (e perché no? "Fresh Flesh" suona bene quanto "Carne Fresca").

A cambiare radicalmente è l'interpretazione di Manuel: nella maggior parte del disco sembra trasformata, più convinta di quello che canta. Può darsi - forse, ma poco importa - che alcuni pezzi inizialmente siano nati in inglese e ora si esprimano in modo completo, così come erano stati concepiti. Oppure che i testi siano più essenziali, efficaci; forse costretti a maggiore compattezza dalle diverse necessità stilistiche dell'inglese. E' il cantato, quindi - dove la differenza è evidente - a fare la differenza. Eppure anche gli arrangiamenti, sostanzialmente invariati, sembrano migliori, come se illuminati da una luce diversa. Come quando ci si mette una nuova giacca o un nuovo cappello. Si cambia solo una parte ma il quadro d'insieme è radicalmente diverso.

Se questo per gli Afterhours sia il disco giusto per esportarsi all'estero, al di là della coolness data dalle firme di Dulli e Parish, non lo so. Resta il fatto che sia un gran bel disco, di certo non una traduzione di un disco. Forse avrà i numeri per funzionare, chi lo ha sentito all'estero ne è rimasto colpito. Colpito soprattutto dall'immediatezza e dall'incisività delle canzoni. Il fatto che a cantarle sia un italiano o un giamaicano, non conta granchè. E se poi in Italia non piacerà, pazienza, vorrà dire che non tutto ciò che è adatto all'export è fatto per noi.

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La recensione Ballads For Little Hyenas di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2006-02-03 00:00:00

COMMENTI (30)

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  • utente0 15 anni Rispondi

    Il disco non è male, ma per chi come me ha sentito la versione italiana un numero congruo di volte è superfluo.
    La versione in italiano mi piace di più anche per quanto riguarda il mixing. Qui per affinarne la durezza gli hanno fatto perdere il sound ossuto che hanno gli afterhours (e che con Xabier via aveva un pò perso di colore).
    Credo che il progetto sia 'calibrato' per il mercato estero e non per quello italiano.

    Ciao

  • utente0 15 anni Rispondi

    in inglese suona meglio. in generale le canzoni del mondo suonano meglio in inglese. è una lingua più fluida. anche l'italiano è fluido. ma l'inglese di più.
    per gli amanti del genere consiglio The Great Cold Distance dei Katatonia

  • hemano 15 anni Rispondi

    Fonti certe affermano che gli Afterhours stanno già lavorando al disco in latino..

  • mindfield 15 anni Rispondi

    quoto

  • acty 15 anni Rispondi

    ...

  • rowan 15 anni Rispondi

    Giudico questo disco un esperienza nuova tentata dalla band anche per esportare la musica italiana oltr'alpe.Credo che tutte le cirtiche che ci sono state sono inutili dal momento che non è un allbum fatto solo in inglese ma è uscito prima in italiano poi riarrangiato in inglese.Personalmente ho apprrezzato molto il lavoro,dal vivo è stato molto emozionante sentire cantare Manuel in una lingua che da ancora piu grinta alle sue doti vocali.Bisogna rispettare sempre quello che i musicisti fanno e non sparare a 0 su di loro.Vorrei aggiungere che comunque non c'è paragone tra quelle cantate in italiano e quelle in inglese,i testi in italiano ti danno una carica irraggiungibile.

  • nicko 15 anni Rispondi

    mortacci tua... (che dici di questa prova di lingua?)
    :[

  • acty 15 anni Rispondi

    AUHhauahuahuAUHUHAuhauhahu AUuhaha AuhahuAUHAuha AUHahuauhaHUAUHah AUHAuhauh AhauHAuha AhAUHAUH


  • nicko 15 anni Rispondi

    de gustibus... ma continuo a non capire cosa scateni la tua ilarità, davvero! cacchio c'è da ridere? è più cupo dell'originale, le traduzioni sono ottime, è prodotto meglio... boh! per me veramente un'ottima prova.

  • acty 15 anni Rispondi

    ...ho scoperto che ascoltare il disco in inglese degli afterhours è il modo migliore per ritrovare sorriso e buon umore... mi spancio dalle risate. bellissimo. meglio di totò!