cmqmartina DISCO 2020 - Pop, Elettronica

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Un’inaspettata quanto piacevole crasi tra techno e cantautorato.

Volevo introdurre questa recensione con una frase estratta dalla discografia di un altro gruppo, L’officina della Camomilla, rappresentante perfetta della mood del primo lavoro ufficiale di Cmqmartina, un album cupo e allo stesso tempo fosforescente, delicato e brutalmente punk, malinconico e intriso di ribellione post adolescenziale. Forse un po’ strampalato, ma di sicuro commovente.

“Io conterò preciso i tuoi lividi e tu mi disegnerai una discoteca sul polso ballando e contemporaneamente piangendo oh.”

L’abbreviazione anteposta al proprio nome di battesimo. Un moniker che fa riferimento a un’epoca non così lontana eppure passata, a uno slang scappato col t9, la scomparsa del Bolgia, la chiusura del Cocoricò, che va a imprimersi perfettamente sul concept musicale del disco, retrò ma futurista, sin dal titolo classicista. Sin dall’intro, desueta per una cantautrice, vero e proprio manifesto artistico dell’album.

Alter ego alter ego più ne mangio più mi piego.

La trance è prodotta dalla musica stessa sviscerata nelle sue componenti più recondite, perché (xk) in fondo deve assurgere a colonna sonora di quella che è antropologicamente la pratica tribale per eccellenza: il ballo. È qualcosa che va al di là della mera apparenza elettronica, che non solo denota solide competenze stilistiche, ma anche una decisa presa di posizione nei confronti della deriva commerciale che oramai affligge buona parte dei generi, non ultima la techno. Da Whitemary a Emmanuelle passando per Nava, non è più così raro imbattersi in ragazze coinvolte in progetti elettronici eleganti e sofisticati, ma quello di Cmqmartina è un caso diverso, capace di riproporre in piccolo la stessa operazione di Cosmo: trovare una ragione artistica alla tamaraggine e alla sua estetica esponendone il lato più umano. Lato che ovviamente deve emergere con i testi concretizzandosi in un’inaspettata quanto piacevole crasi tra dance e cantautorato.

Disco si chiude con l’emozionante cover di Nicola Di Bari, La prima cosa bella, come a ribadire la posizione di Martina, Malika Ayane del dancefloor. Io non parlo d’amore ma ballo fortissimo, ballo molto male ma amo fortissimo. Una boccata d’ossigeno, un esordio con i fiocchi.

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La recensione DISCO di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2020-03-09 11:52:00

COMMENTI (2)

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  • johnliucow 9 mesi Rispondi

    sì, un operazione "brutalmente punk" quest'EP, per chi balla molto forte e molto male, h-h-h, idee grandiose a non finire come scomodare Nicola di Bari, usare per un brano l'inglese tutto minuscole, fare una magnificente crasi fra parole ed anticipare di 7-8 mesi il Maccio [che ha chiamato un suo Libro, appunto, Libro]

  • giovanni88 12 mesi Rispondi

    carino, brave