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album Settebello - GALEFFIIn evidenza

recensione GALEFFI Settebello

2020 -

RECENSIONE
20/03/2020

Era un film di Nanni Moretti, o forse di Woody Allen, ricordo bene la battuta, ma non l’ambientazione. Spero qualcuno possa venirmi in soccorso, il nocciolo della scena era quanto fosse difficile trovare una bella commedia romantica. Con le canzoni d’amore vale lo stesso principio, si rischia sempre di cadere nella trappola della "musica per ragazzine", precipitare nei peggiori cliché sanremesi del cuore-amore. Che poi, nel 2020, ha ancora senso dichiarare atarassia sentimentale? A me Galeffi piace perché, fin dal suo esordio, è sempre stata capace di commuovermi.

Marco ha vissuto come una spada di Damocle questa etichetta. Può il contenuto dei testi pregiudicare il valore artistico di una canzone. Certamente, fossero i versi scritti male. Non è questo il caso. Parafrasando Moccia in Tre metri sotto terra, l’autore romano ha voluto mettere in chiaro le cose: si può parlare d’amore anche senza cadere nella banalità.

Scudetto è un lavoro cui freschezza era dettata anche dai piccoli difetti, dall’incoscienza del debutto, dalla trasparente sincerità, Settebello è il primo album di un ometto compiuto, un autore promettente. Il contenuto di entrambe le opere rimane essenzialmente personale, la svolta intimistica è avvenuta a livello sonoro, conseguenza dello svolgimento di un album concepito in prima persona ma evoluto con una band che l’ha potuto assecondare. Evolvendo da una matrice casalinga e, conseguentemente, maggiormente acustica a una pièce musicale raffinata e ricca di allusioni. Si passa dalle sfumature jazz di America al britpop di Cercasi Amore, il rock anni 60 di Bacio Illimitato, il sound graffiante di Grattacielo... Settebello è un album con più chitarre, più potente, più movimentato, ma che vive di un contraltare malinconico e solitario emerso dallo studio dei grandi autori.

Come un fuoco d’artificio è solo una stella con guinzaglio.

In fondo, se siete più bravi, abili nello scrivere frasi di una bellezza così semplice e disarmante, popolo di Francesco Sole, mettetevi alla prova. Un miliardo di allusioni filtrate dalla sensibilità di un ragazzo solo al pianoforte, Galeffi ha trovato una chiave moderna per raccontare l’amore senza dissacrare l’importante tradizione dei nostri grandi autori da camera. La tradizione dei Paolo Conte, dei Gino Paoli.

Dei Cesare Cremonini.

Tracklist

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