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album Isolation - Matteo Mosolo

recensione Matteo Mosolo Isolation

Caligola / IRD 2020 - Jazz, Blues, Nu jazz

RECENSIONE
24/08/2020

Il brano per voce e contrabbasso che apre Isolation di Matteo Mosolo è già una dichiarazione d’intenti: si tratta di una cover di Freedom di Charles Mingus, un canto in stile spiritual inciso dal grande jazzista nel 1963. La scelta di aprire con una cover di uno dei più grandi contrabbassisti di sempre non è casuale, perché Isolation è un album per contrabbasso e, solo occasionalmente, voce. Freedom però non è un brano jazz qualsiasi, è una canzone carica dei significati politici di quell’epoca di grande fermento che erano gli anni ì60, significativamente scritto ed eseguito nello stile del blues delle origini. Con una prospettiva interessante per un jazzista italiano, in questo lavoro Mosolo cerca di buttare uno sguardo proprio sulle radici della musica afroamericana: spiritual, gospel, country blues, le forme derivate dai canti spontanei di lavoro e religione all’epoca della schiavitù. Accanto alla cover di Mingus troviamo anche Oh Lord Save Mother Earth, una moderna preghiera ambientalista che cova la visceralità degli spiritual più rurali; ma anche i restanti brani strumentali, lontani dalla dimensione virtuosistica e tecnica del jazz, inseguono un certo tipo di musicalità e cantabilità essenziale: Uprising Dance, Spiritual (For Charlie Haden), ispirata appunto al lavoro del contrabbassista Charlie Haden, l’archetto della filastrocca Ghosts (il brano originale è di Albert Ayler). È una lezione che Matteo Mosolo impara forse proprio da Mingus, che nella sua discografia, insieme al jazz a lui contemporaneo e a una reinterpretazione del blues primigenio, aveva anticipato molti temi e sonorità della musica black di là da venire. Composizioni brevi e orecchiabili sono la carta vincente di Isolation, che permette di apprezzare la rotondità e il timbro unico del contrabbasso senza perdersi in fraseggi convoluti e tecnicismi. Qualche ingenuità e asperità del suono si percepisce forse nei brani cantati, ma che in fondo non cozza con l’urgenza e la visceralità della forma espressiva scelta dal compositore.

Tracklist

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