Suburban Base s/t 2005 - Rock, Crossover

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Emo-rock-crossover. Che palle queste definizioni. Se non le dai accattivanti, sei tagliato fuori dal circo(lo) rock. Già. Devi presentarti aggressivo, altisonante, altrimenti la gente non capisce, non collega. Basta. Oggi sono campanilista e dico rock contaminato. Energico, ruvido e melodico.

Ecco l’impasto proposto dai Suburban Base. Ritmo sostenuto, un piede schiacciato sull’accelleratore con la mano pronta a scalare. Cinque tracce in inglese tra rabbia, speranza e disagio contemporaneo, a svelare discrete doti compositive ma prigioniere, ancora una volta, di un cantato dalla dizione scadente. E torniamo al discorso iniziale: forse è il caso di progettare un periodo dai 3 ai 6 mesi oltremanica, più che insistere negli orpelli di comodo.

Segnalerei “Stolen lies”, bella vigorosa, il tripudio d’archi che regala incanto a “New last day” e “The run of the world”, le cui incisive liriche “Money, drugs, violence and lies, always in my stomach and my eyes" ricordano “…i miei occhi scontrano frontalmente cimiteri ripieni, falsi ideali, disprezzo, la mediocrità così violenta” della Dylaniana “It’s all right ma, I’m only bleeding”. I Faith no more, pur senza tastiere, son dietro l’angolo. Loro sì, hanno aperto una strada. Per cui lo dico con titolo di merito. Resta l’impressione di una band dignitosa che a tratti, tuttavia, indugia sulla pista anziché decollare. Ancora un po’ acerba, ma l’età è dalla sua.

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La recensione s/t di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2005-11-20 00:00:00

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