Marta De Pascalis Sonus Ruinae 2020 - Sperimentale, Elettronica

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Sonus Ruinae è un parco sonoro, fatto di sintesi analogica, a metà tra il classicismo archeologico e il sovvertimento dell'immortalità dell'arte. Assecondando al meglio la traiettoria della sua poesia Marta De Pascalis si afferma come corpo estraneo e prezioso della nostra scena elettronica.

Marta De Pascalis fa sculture. Sculture di tempo, sculture di suono. Con la sua musica riesce nell'intento di dimostrare la materialità di cui è intrisa anche la forma artistica teoricamente più astratta, la musica. C'è uno spirito anche nelle cose concrete. C'è uno spirito anche nella rovina dei fenomeni, e nelle rovine che tappezzano la città di Roma.

Sonus Ruinae è un omaggio al luogo di nascita, ad un heimat abbandonato molto presto, ma ritrovato uguale a se stesso, nel suo processo di decadimento. Il tempo scolpisce tutto, anche le note e i suoni modulati analogicamente che compongono questo disco. Marta De Pascalis allestisce il suo parco in una strana via di mezzo tra il classicismo puro e il sovvertimento dell'immortalità dell'arte. Scardina con rispetto. Rifugge la ricorrenza di frasi uguali. Si muove sempre in avanti, evolvendo e facendo accadere i propri brani.

Ad essere classico è l'immobilismo, o meglio l'assoluta lentezza straniante con cui il suono si muove, andando a riempire, con una sacralità involontaria, i luoghi che vuole occupare. Il sovvertimento viene dall'osservazione non disperata della degradazione. Dust Pavillon riecheggia di cadute, di tonfi sordi, che sono buchi apparentemente preoccupanti, ma che vanno solo contemplati. Sta nella natura del gioco che qualcosa si rompa, che il suolo si consumi senza che qualcuno ne rincorra la salvezza. 

Il nostro compito è non gravare troppo sulle rovine, per evitare di sovraccaricarle, sia di peso che di responsabilità; loro stanno bene così, e ugualmente dovremmo stare anche noi, forse. Guardare verso il vuoto dell'anfiteatro, inserirsi nel suo corso, non giocare a fare i fossili, perchè è la cosa più inutile che si possa fare. Marta De Pascalis lo sa bene, e asseconda alla perfezione il senso della sua poesia. Anzar era letteralmente una pioggia, leggerissima, salvifica in tempi di siccità. Oggi la consistenza è cambiata radicalmente. Le traiettorie emotive e stilistiche sono state modificate verso la consacrazione come corpo quasi estraneo, ma prezioso, della nostra sempre più importante scena elettronica.

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La recensione Sonus Ruinae di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2020-12-20 14:15:00

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