13/11/2005 di Jack Nessuno

Nonostante siano attivi da oltre quindici anni, i Dorian Gray sono rimasti un gruppo pressoché sconosciuto al grande pubblico. Scorrendo la loro biografia, a stupire non sono tanto i tre album che hanno pubblicato tra il 1992 e il 1998, quanto una curiosa tournée da loro effettuata nella Cina popolare in anni in cui poter ascoltare un gruppo rock in quel paese era ancora un fatto più unico che raro. Una storia che meriterebbe ben altro spazio. Per il momento limitiamoci ad analizzare questo loro ultimo lavoro, una semi-antologia che raccoglie alcuni remix di vecchi brani, due cover e un paio di inediti.

Si parte molto bene con una versione piuttosto asciutta ed energica di “Astronomy Domine” dei Pink Floyd. A colpire è soprattutto l’arrangiamento elettronico-industriale, un mix di chitarre compresse, batterie elettroniche e campionamenti che ricorda molto lo stile usato da Trent Reznor per i suoi Nine Inch Nails. Questo arrangiamento è probabilmente il miglior valore aggiunto che i Dorian Gray potessero dare ai loro remix (su tutti spicca “Spleen”) i quali si mostrano come un buon compromesso tra il rock italiano classico (CSI, Afterhours, Marlene) e la musica industriale degli anni ’90 (Ministry, Nine Inch Nails), un crossover che dà buoni frutti anche nell’inedito “Blu cobalto”. Come bonus track è presente la cover di “Luglio Agosto Settembre Nero” degli Area in versione video con le riprese effettuate durante il tour in Cina nel 1992.

Per quanto la musica di “Tempi supplementari” non sia esattamente innovativa o sperimentale, il disco è pur sempre un buon esempio di come si possa fare musica italiana accessibile ed orecchiabile senza per questo scadere nel banale o svendersi alla moda del momento. Un altro punto a favore dei Dorian Gray è un’attitudine equilibrata che permette loro di non cadere nell’autocompiacimento o nella pretenziosità, una buona lezione per molti gruppi esordienti.

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