04/02/2006

Vinicio il pazzo. Il visionario. Vinicio il genio bizzarro. Vinicio Capossela: l’allievo perfetto. Il discepolo che qualsiasi maestro avrebbe voluto avere. L’erede di Dante. Gaber. Conte. Bene. Il solo in grado di dare alla tradizione un sapore nuovo. Innovativo e seducente come la sua visione del mondo. Un mondo immaginifico, non privo di angoli scuri, nel quale, immancabilmente, ci si ritrova.

“Non Trattare” conduce in Medio Oriente: terra di odio sanguinario e fede. Contraddizione del passato e del presente dalle tragiche conseguenze: “Così l’angelo coglierà la vigna nel tino dell’ira, lì pigerà, lì vendemmierà, finché il sangue arrivi fino al morso…”. “Brucia Troia” mescola Asia Minore, Grecia antica e tradizione sarda. Gli iniziali riferimenti al mito di Edipo sfociano in una danza irresistibile. Una danza che ospita il parallelismo fra il devastante incendio della città troiana e il bruciare della passione. Lo sconvolgimento dovuto alle fiamme, reali e carnali, è accompagnato dal canto a Tenores e dal suono ripetuto dei campanacci sardi. Per finire Vinicio ricorre ancora al mito greco, concludendo la seconda traccia con la solitaria figura del Minotauro.

Ma non è il mito pagano ciò che più ricorre in “Ovunque Proteggi”. Molteplici le immagini religiose: l’inquietante “Rosario della Carne” nell’epilogo di “Al Colosseo”; la “S.S. dei naufragati”, dove la sacralità della “ballata di chi si è preso il mare” (di chiunque “lapide non abbia, né ossa sulla sabbia”) è delineata dal violoncello di Mario Brunello e dal Coro della Cappella di S. Maurizio di Milano. In “L’Uomo Vivo” tale aspirazione raggiunge il suo apice. La banda diretta da Roy Paci accompagna le prorompenti immagini di gioia del Cristo risorto, il suo stupore nel riscoprire la semplicità dell’esistenza, fra i paesani che “nemmeno il tempo di resuscitare subito l’hanno portato a mangiare”.

Come una scatola magica “Ovunque Proteggi” offre meraviglie. “Moskavalza”. “Medusa Cha Cha Cha”. “Dalla Parte Di Spessotto”.

Una concitata base electro, su cui scorrono immagini-simbolo della passata Unione Sovietica in “Moskavalza”. L’ombra dell’atomica. Mosca. Stalin. Majakovskij. Ma anche sorrisi socialisti, ginnasti, missioni nello spazio. “Medusa Cha Cha Cha” è una rivisitazione ironica del mito della Medusa: la gorgone si vede costretta a rinunciare all’amore per via del suo sguardo pietrificante, ma allo stesso tempo può attrarre numerosi amanti con una danza accattivante. Chi riuscirebbe, infatti, a non farsi “tentare da questo cha cha tentacolare”? “Dalla Parte Di Spessotto” è la celebrazione di un’infanzia un po’ cattivella, popolata di monelli, di cui Spessotto è il capofila indiscusso.

Ma Vinicio Capossela sa anche essere dolce e struggente. In “Pena Del Alma” racconta la fine obbligata di un amore ed esprime l’ineluttabilità di un sentimento tanto forte: “Come levare via il profumo al fiore, come togliere al vento l’armonia, come negar che ti amo vita mia”.

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La recensione Vinicio Capossela - Recensione - Ovunque Proteggi di Sara Loddo è apparsa su Rockit.it il 23/07/2019

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