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album Mentre Nessuno Guarda - MecnaIn evidenza

recensione Mecna Mentre Nessuno Guarda

2020 - Rap, Pop, R&B

RECENSIONE
16/10/2020

Mecna è uno che ci ha abituati davvero bene, e forse anche senza farlo apposta. Tre anni di fila con l’uscita di un nuovo album, roba sempre buona e abbondante. Dal 2017 a oggi ha provato a dare dei buoni seguiti al suo gioiello Laska. Ci è riuscito, ed è cresciuto tantissimo. E ora, mentre siamo tutti distratti da quello che il 2020 ci somministra quotidianamente, mentre nessuno è attento, arriva il poker.

Si chiama proprio Mentre Nessuno Guarda il suo nuovo lavoro, come se Corrado ci volesse dire di prenderlo per come arriva, insolitamente diretto, sfacciatamente pop. Per evitare di deludere dopo quella meraviglia che era Neverland cosa si poteva fare? Togliere gli occhiali da sole e schiacciare l’acceleratore dei bpm, rischiando di sporcarsi. In produzione il ritorno del fedelissimo trio composto da Lvnar, Iamseife e Alessandro Cianci è perfetto. Perché assecondano la parabola di Mecna verso ciò che era più normale aspettarsi.

Si balla. Si balla con Guè, che recupera da sotto il letto l’ispirazione, regalandoci una strofa degna del suo nome; si balla con Frah Quintale su una minimal tech da urlo, e mi sembra anche giusto; si balla con l’intimismo sempre più tagliente e definito di Madame. E ovviamente si balla con Izi nel singolone Vivere. L’ultimo feat. è con l’onnipresente Ernia, non allo splendore della forma, ma sempre con stile da vendere.

Mentre Nessuno Guarda è figlio di un meccanismo esatto. Niente affidato al caso. Nessun effetto sorpresa –purtroppo, potremmo dire. Mecna ha fatto un salto gigante pur non avendo scritto il suo disco migliore, e nemmeno avvicinandocisi. Può passare inosservato qualche pezzo, dimenticabile, come Amore mio, ma non ci si può non accorgere dell’operazione. E dell’allargamento di orizzonti. Perché Corrado ha 33 anni e forse sul suo lungomare qualche paranoia se n’è andata. Inutile tenere il muso da “presoammale” a tutti i costi, perché i fan lo richiedono. Se si è bravi è giusto alzare il volume e fare le cose in grande, per dimostrare che in Italia non tutti muoiono di provincialismo.

Per essere il Drake italiano c’era bisogno di tutte le impurità e dei compromessi che questo comporta. Perdere la patina dei tempi migliori, momentaneamente, senza buttarla via. Chiedendo scusa però, a chi a questa crescita ha assistito e anche contribuito. Non si devono sentire traditi. Che a casa prima o poi si fa ritorno. 

Tracklist

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