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album The Dark Side of God PrincesS

recensione PrincesS The Dark Side of God

2020 - Metal, Hard Rock

RECENSIONE
30/11/2020

Facendo partire l’opener di questo ‘The Dark Side Of God’, “The Night of Evil (Halloween)” ritroviamo con un po’ di stupore nientemeno che Tim “Ripper” Owens, sostituto temporaneo di Rob Halford nei Judas Priest rimasto caro ai fan per la coerenza e l’acuto killer che ha messo al servizio anche degli Iced Earth. Un featuring del genere è una dichiarazione di intenti e il singolo è saldamente piantato sulle coordinate di un heavy metal classico e tagliente, chiara scuola dei preti di Giuda, con tanto di forte strizzata d’occhio all’immaginario horror nel testo e nel videoclip di lancio. Con il pianoforte classico di Dreamless però si cambia gioco; da lì in poi inizia a venir fuori tutto il resto del bagaglio musicale della formazione romana, quello che in effetti avevamo già trovato nei precedenti due lavori discografici. Quello dei Princess è un hard rock/heavy scuro e composito, che arriva a incorporare elementi neoclassici e sinfonifici (Dreamless, The Silence Of God), folk/acustici (l’intrigante Argos), riffing e sonorità dalle tinte vagamente gotiche (Hiroshima). La vera costante delle 11 tracce sembra essere proprio un certo tipo di pathos epico/romantico, un’estetica drammatica sottolineata ora dal riffing cupo, ora dall’abbondante uso di pianoforte e orchestrazioni, o da una prova vocale sempre istrionica e sopra le righe. ‘The Dark Side Of God’ è un album che si prende molto sul serio e va bene così, ma alla lunga può dare un sensazione di parossismo, o comunque risultare pesante. A mantenere sufficientemente alta la soglia di attenzione c’è per fortuna questa specie di attitudine progheggiante: le composizioni sforano a stento i 5 minuti e non si lanciano in strutture particolarmente articolate, ma presentano qua e là elementi imprevisti, che sia un certo senso barocco alla Queen o gli inserti alieni come il solo ispanico di Syd (The Dark Side Of A Mind). Un po’ come in qualcosa degli ultimi album degli Iron Maiden, che giocano spesso pure loro nello spazio fra heavy progheggiante e folk, non c’è nulla di particolarmente originale in se ma alla fine ci si intrattiene nelle generose successioni di melodie, cori e crescendi. Dove forse i Princess possono provare a lavorare è sulla ricerca di un pizzico di cattiveria in più, se ci consentite di cazzimma. Magari sulla scia dell’opener, un pezzo classico ma grintoso che alla fine nel contesto dell’album rimane poco più di un omaggio alla vecchia scuola dell’heavy metal classico.

Tracklist

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