Ale Ponti Dead Railroad Line Chronicles 2020 - Folk, Blues, Acustico

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Non si può viaggiare ma, con una chitarra blues e un cappello, sembra di vedere il Mississippi

Con la chitarra in braccio e il cappello in testa, Ale Ponti è partito da Milano prima per vivere New Orleans, poi per suonare al Blues Festival di Chicago e infine per accompagnare il bluesman americano Corey Harris in tour nel Nord Italia. Quando il lockdown ha rinchiuso lui e il mondo ognuno a casa sua, nell'aprile 2020, si è fermato e fra le mura domestiche ha registrato il suo primo album di brani originali "Dead Railroad Line Chronicles" tutto da solo (chitarre, voce e composizioni): così ora continuiamo a non poter viaggiare ma almeno con la sua musica sembra di essere in Louisiana. A ispirare la title-track e il disco è la storia vera di Conny, un'amica nigeriana arrivata con i figli in Italia e "volata via sui binari di una stazione ferroviaria".

 Il riff di chitarra incalzante e irresisistibile di "Locomotive Papa (Mama Was a Railroad Line)" dà il via a questo viaggio folk-blues acustico con un ritmo di speranza e un inno al "Locomotive Papa", ovvero "l'uomo che nonostante i guai e le difficoltà va sempre avanti". La voce è una caverna solitaria ma comunque luminosa in "Lone Ol' Dog Blues" e diventa poi la narratrice di "Big Fat Mary", seguita dagli arpeggi di "Lord Send An Angel In My Life", dal piglio rock di "Sunny Day Rag" e "I'm Gettin' Old" e dalla storia di tutte le persone che da sempre si muovono per bisogno e libertà: "Immigrant Blues". Scorrono come il Mississippi i film polverosi fra migliaia di strade di "Nobody Knows My Name", il rombo frizzante di "Got The Blues About My Car", la danza precisa e scatenata di "Forgiveness Blues" e l'andamento gospel di "Nobody Loves Me Like My Mother did".

Gli basta una chitarra per creare pezzi che stanno perfettamente in piedi da soli: anzi si fa fatica a tenerli fermi quei piedi, anche solo immaginando le dita che ballano frenetiche sulle corde e ascoltando i ritmi colorati che ne nascono ("Remembering Big Bill"). D'altra parte Ale Ponti ha studiato i maestri del blues, del gospel e del ragtime, ha fatto suo lo stile black del Sud degli Stati Uniti anni ’20 e ’30 e ha affinato la tecnica del fingerpicking: tutto questo si sente, è tangibile e probabilmente l'italia dovrebbe essere maggiormente capace di valorizzare i suoi talenti cristallini all'interno dello Stivale stesso e nel mondo. Resta una domanda: sarebbe pensabile sperimentare questo blues nella nostra lingua? Forse per un purista no, ma per il Belpaese sarebbe una splendida novità.

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La recensione Dead Railroad Line Chronicles di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2021-02-02 19:26:00

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