Gregorio Sanchez Dall'altra parte del mondo 2020 - Cantautoriale, Pop

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L'album d'esordio di Gregorio Sanchez è una piccola lezione di eleganza. Canzoni educate, scritte alla chitarra, ma con arrangiamenti ricchi, attenti ai dettagli. Ossigeno d'alta quota.

Gregorio Sanchez è la nuova proposta di Garrincha Dischi. Nuova per modo di dire. Il suo primo singolo uscito per la storica label bolognese risale a quasi due anni fa. Ne sono seguiti altri cinque, parecchie migliaia di ascolti, una citofonata a Rockit, un'apertura al concerto di Calcutta, e forse molto altro. Sul finire del 2020 però, nel momento dei bilanci, ecco il primo album. Dall'altra parte del mondo si presenta con una bella copertina, e di questi tempi è una rarità. Una foto analogica di montagna poco innevata, colpita dal sole timido, sopra la quale stanno sei linee di colore che ricalcano la forma dei picchi.

La cover non è solamente ben fatta, ma rispecchia il senso della musica di Gregorio Sanchez. Ascoltiamo, è fatto tutto per bene. Potrebbe sembrare la solita solfa, il solito cantautorato. Invece c'è una grazia di maniera, anch'essa apparentemente passata di moda. Non ci sono gli anni '80, i ritornelli alla Renga, i quintali di tastiera smorta che oramai vanno solo di traverso C'è una chitarra suonata bene, dei begli accordi, e soprattutto arrangiamenti studiati, messi in piedi da professionisti. D'altronde nella squadra troviamo i nomi di Carota de Lo Stato Sociale e Boba dei PopX - anche compagna dello stesso Gregorio negli OAK-; è difficile suonare nel modo giusto, ma Gregorio, nonostante la legittima gelosia che nutre nei confronti delle sue canzoni, ha lasciato entrare le persone giuste nel suo mondo, affinchè Dall'altra parte del mondo suonasse in modo ricco.

Gregorio Sanchez, per la sua lineare semplicità, richiede un ascolto molto attento. Solo così si riescono a superare le vezzosità in onore di Contessa e Cremonini -e forse qualcuna è di troppo-, per riuscire a immergersi nell'ossigeno d'alta quota di cui si alimentano questi dieci pezzi. Aria buona del Nord Europa, pochi inutili drammi, atmosfere da giudizio sospeso, osservazioni trasognate e malinconiche del cielo bianchissimo. Soprattutto, quando sopraggiungono problemi, sono veramente quotidiani, e affrontati con spirito ironico. Il miele non si lascia in frigorifero, ma soprattutto -mi scuso coi Gazebo Penguins- che età di merda i 15 anni, meglio rinascere qualche tempo dopo forse.

Dall'altra parte del mondo non è soltanto un disco. È una piccola lezione di eleganza, lungamente preparata, perfettamente messa in scena.

 

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La recensione Dall'altra parte del mondo di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2020-12-07 11:12:00

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