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album Peace Of Mind Arya-soulDisco della settimana

recensione Arya-soul Peace Of Mind

2021 - Soul, Nu jazz, R&B

RECENSIONE
22/01/2021

È il 30 novembre 2019. Magazzini Generali di Milano. Si sta svolgendo quello che è stato forse il più bel concerto di quell’autunno: Venerus and his Orchestra. Un tripudio di bellezza, di musica vera. Sul palco, a destra della tastiera di Vinny, in primissimo piano, c’è una ragazza. È la seconda voce del gruppo. Ennesimo elemento prezioso che ha reso quella serata unica.

Nome d’arte Arya, non è per niente una qualunque. Potevamo già capirlo dai palchi che ha calcato, o dai tre singoli rilasciati fino ad oggi, ma ora è nitido davanti ai nostri occhi, con questo ep di debutto. Uscito per Atelier 71, Peace of Mind arriva come un fulmine nel nostro panorama musicale. Scritto dopo aver bevuto litri di nu-soul, può vantare l’attitudine elegantissima che rese, quasi 25 anni fa, Erykah Badu una delle più belle voci del nostro tempo, e anche un timido accenno alla cattiveria dell’hip-hop da vecchia scuola di Lauryn Hill.

La cosa fondamentale è che Arya non si limita ad avere una grandissima voce. Arya sa cantare –e soprattutto scrivere- in inglese; sa interpretare i suoi pezzi, facendoci capire che sono nati nelle sue viscere, pronti a prenderci a schiaffi; e poi ha un flow pazzesco, che sfoggia soprattutto nella parte iniziale del disco, con Mad. Dunque lei danza. Non si tratta del criptico gioco di parole con cui Pasolini descriveva Fellini. È così. Lei danza e fa danzare. Farsi trasportare da lei non può essere che un piacere.

Dopo aver danzato colpisce. Ti guarda negli occhi e ti disarma senza lasciare scampo. E tutto questo lo fa in punta di piedi, cercando le modulazioni vocali delle sue maestre. È bello essere tirati scemi e poi avvolti in questo modo. Nonostante il timbro pulito e apparentemente ordinato, Arya si sposta tra i suoi versi calcando le giuste note emotive, sempre radicali. Che stia sputando in faccia a qualcuno dei vecchi rancori, o che si stia prendendo dei momenti intimi per riflettere sull’importanza di lasciare andare lontano le erbe marce, la briglia dell’emozione risulta sempre tesa. Così non si palesa nemmeno dietro l’angolo il rischio di cadere nell’esercizio di stile –cosa abbastanza frequente di questo genere-, perchè il suo storytelling prende da subito una piega universale.

Le piaghe traumatiche di Arya non ci vengono fatte pesare, ma sono raccontate in modo parallelo alle vibrazioni musicali. In un continuo salire e scendere, dà vita allo sfogo con le linee di basso, per poi rifugiarsi nella propria interiorità coi suoni ovattati di chitarra e tastiere. Peace of Mind ha il suono della crescita, personale ed artistica. Ha il suono ancora imperfetto di un progetto che rischia –e ci faremmo volentieri una firma su questo rischio- di diventare qualcosa di molto importante.

Tracklist

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