18/02/2006

Haai Op Die Aas. Nome curioso. Stamattina, immersa nella nebbia mentre albeggiava, ho visto un susseguirsi di colori brillanti, vivaci come primavera. I suoni che mi avvolgevano, mentre il treno tagliava la bassa foschia di dicembre, sono stati in grado di sollevarmi dall’apatia che solitamente mi possiede prima delle otto e trenta.

La sperimentazione dei Pixies, la vena oscura dei Joy Division (vedi "Think Outside The Bun", la ritmica della batteria è da "Love Will Tear Us Apart"), il noise espanso dei Sonic Youth: i pezzi di questa band veneta (territorio estremamente fertile nel panorama musicale italiano) descrivono abilmente un tracciato originale prendendo ottimi spunti e trasferendoli in melodie dense e sapide. Crudo, privo di ornamenti leziosi, "Think Outside The Bun" spara dritto alla mente di chi ascolta, e mentre la chitarra si impone in ogni traccia affamata di distorsioni, e si appropria di interi brani senza lasciar spazio alla minima incursione vocale, l’atmosfera si fa violetta, poi più scura, poi torna su tinte più vive; e quando si uniscono le parole alla musica il risultato è bizzarramente apprezzabile. "All Hell Brake Loose" è tensione che poi si allenta, "Supereagle" il giro semplice con qualcosa in più, "Stump The Band!" scorre rabbiosa, ricordandomi allo stesso tempo i Bauhaus e un vecchio pezzo dei New Fast Automatic Duffodils. Un lavoro che gioca sull’instabilità per creare qualcosa di diverso: da ascoltare non solo, ma soprattutto, nella nebbia.

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La recensione Haai Op Die Aas - Recensione - The Terrible House Of Fear di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 16/07/2019

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