02/06/2006

Mentre vivevo l’adolescenza, passata a sistemare il disordine espressivo dei miei capelli, correvano paralleli gli anni Novanta, e pensavo fra me che fosse il decennio più inutile mai trascorso. Appena entrata nel nuovo millennio, guardandomi indietro, non ho fatto altro che confermare le mie impressioni.

Quale migliore colonna sonora per quegli anni acidi e confusi del grunge, sonorità perfette per sottolineare la frustrazione e le mete mancate, perfette per sfogare la rabbia repressa, perfette per quei momenti, ma non ora. Trovo che il grunge sia finito assieme al capodanno del Duemila, se non prima, ed è giusto che rimanga tra i nostri migliori ricordi.

Tutto questo per dire che il lavoro degli Enchanded, ispirato da Alice in Chains, Soundgarden e con un po’ di Eddie Vedder intorno, risulta anacronistico. Certi stili tornano, rimescolati, aggiornati, personalizzati, ma riproporre esatte inquadrature di scene già viste non serve a nulla e non produce un bell’effetto. Il cd è ben suonato e le canzoni non sono malvagie, ma è la brutta copia di qualcosa che è già stato, ed è lontano passato. In nessuna traccia si riesce a intravedere il carattere della band, il profilo definito che ogni musicista dovrebbe avere, e mentre ascolto scorrono ancora le immagini dell’adolescenza, della quale oggi mi sovviene la memoria solo quando la riga proprio non si fa, e la frangia precipita negli occhi.

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La recensione Enchanded - Recensione - s/t di margherita g. di fiore è apparsa su Rockit.it il 18/07/2019

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