Un pezzo che, tra essenzialità sonora e caducità emotiva, finisce troppo presto. E va bene così.
C’è una strana poesia nelle canzoni brevi. Un senso di fugacità che coglie sempre in contropiede, lasciandoci addosso una sensazione indefinita di incompiutezza, spesso cristallizzata in pensieri come "Wow, ma è già finita?". Questa forma di poesia che non pretende di spiegare tutto, ma che lascia spazio al non detto, affidando all’ascoltatore il compito di colmare i vuoti, è la base da cui probabilmente Un Chien Andalu ha deciso di partire per scrivere Like a rose, il suo ultimo singolo.
Pubblicato in contemporanea con il già recensito Narcisist, il nuovo brano del solo project dal moniker surrealista dietro cui si cela il musicista milanese Guido Bertoli si distingue per una brevità compositiva che, pur muovendosi in territori sonori differenti, richiama alla mente l’approccio fulmineo dei Guided by Voices.
Al posto della grezza spontaneità lo-fi tipica del gruppo guidato da Robert Pollard, Un Chien Andalu sceglie infatti per Like a rose una produzione estremamente pulita, in grado di valorizzare i suoi pochi (ma ben calibrati) strumenti: arpeggi corposi di chitarra e timidi riverberi di synth su cui si intreccia la voce profonda di Bertoli, sempre sul filo di una cavernosità controllata.
Il risultato è un impasto musicale essenziale, sospeso tra l’intenso intimismo dell’alternative rock acustico degli Afterhours e la malinconica fugacità dell’indie che impregna Please, Please, Please Let Me Get What I Want dei The Smiths. Una base perfetta su cui plasmare strofe laconiche, cariche di simbolismo e che mettono al centro amori perduti e disperati tentativi di resistere al dolore, a cui segue la consapevolezza che, per sopravvivere, a volte è necessario lasciare andare, anche quando fa male.
I couldn't handle you
You were never there
Leave me alone
I'm in pain
I should let you go
Once again
Canta Un Chien Andalu nelle strofe che chiudono il suo ultimo singolo. Like a rose è una canzone capace di trovare nell'essenzialità lirica e sonora la sua vera chiave di volta, suggerendo senza mai dichiarare apertamente la caducità delle relazioni umane, fugaci come i fiori evocati proprio nel suo titolo.
Un brano fatto di sussurri e parole sospese, che sottolinea la volontà da parte del progetto musicale messo in piedi da Bertoli di non "dormire sugli allori". In definitiva, un'ottima conferma di un percorso artistico in costante movimento, in grado di esplorare soluzioni sempre diverse senza mai perdere la propria coerenza.
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La recensione Like a rose di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-01-08 22:13:06

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