Alternative rock e intelligenza artificiale non sono mai stati così vicini tra loro.
Lia Suddita (Madre Storpia) è il titolo del nuovo singolo di FunGhetto, progetto musicale dietro cui si cela l'autore, compositore e arrangiatore Antonello Aversa, cresciuto a pane e alternative rock, tra la natia Campania e la scena underground romana dei primi anni Duemila.
A pochi mesi di distanza da A Silent Caress, l’artista originario di Cava De’ Tirreni torna con un brano che si discosta in modo netto dalla malinconica innocenza dark pop del precedente singolo, per tornare ad abbracciare atmosfere decisamente più affini al suo retroterra sonoro. Il risultato di questo "ritorno alle origini" è un pezzo alternative rock costruito attorno a riff di chitarra crunchy al punto giusto, dal forte retrogusto post-punk, sostenuti da un groove di basso rotondo e fluttuante, talmente morbido da sembrare quasi "liquido".
Proprio come già accaduto in A Silent Caress, FunGhetto compie questo back to the roots insieme ad Ashley, la sua ormai fidata "frontwoman robotica". Per i suoi brani, Aversa utilizza infatti una voce creata con l'intelligenza artificiale che, anche dopo ascolti molteplici, può trarre in inganno persino un orecchio esperto per quanto risulti "umana".
Al di là delle polemiche che una scelta simile può inevitabilmente sollevare tra gli appassionati di musica, il risultato finale è sorprendentemente convincente. Perché la voce di Ashley interpreta con sorprendente grinta e credibilità un tema ricolmo di pathos come il complesso e conflittuale rapporto tra una madre e sua figlia. La prima, fuggita dalla Sicilia per lasciarsi alle spalle un passato segnato da povertà, violenza e potere mafioso, viene osservata dalla seconda come una donna resa "storpia" dal proprio vissuto. Ne emerge uno scontro generazionale aspro, ma anche il ritratto di un legame indissolubile, fatto di rifiuto e appartenenza.
A conti fatti, Lia Suddita (Madre Storpia) è un pezzo che, se non fosse per il profilo social di FunGhetto - che oltre a descriversi (anche) come "AI Artist" accompagna i suoi brani con video generati con l’intelligenza artificiale - potrebbe essere tranquillamente scambiato per il frutto di uno sforzo performativo al 100% "umano".
È chiaro che quella intrapresa da Aversa sia una strada profondamente divisiva, soprattutto in un momento storico in cui il deep learning è al centro di un acceso dibattito sui suoi limiti e sulle sue possibili applicazioni artistiche. Finché però strumenti così potenti vengono utilizzati per sopperire a una necessità espressiva, e non per delegare completamente il processo creativo, il risultato può essere assolutamente legittimo. L’importante è non cedere alla tecnologia l’intero lavoro, lasciandosi sostituire da essa. Uomo avvisato, mezzo salvato.
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La recensione Lia Suddita (Madre Storpia) di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-01-03 01:00:48

COMMENTI (1)
Ciao Luca, ti ringrazio davvero moltissimo per questo feedback ( non ci speravo quasi più), così approfondito e per l’attenzione con cui hai colto ogni dettaglio del brano, lo apprezzo profondamente.
Mi definisco anche AI Artist, ma soprattutto per quanto riguarda la parte visiva: nei videoclip utilizzo l’intelligenza artificiale come strumento espressivo, generando gli avatar – incluso quello di Ashley e il mio. Sul piano musicale, invece, lo spazio lasciato all’AI è in realtà molto ridotto.
Il fatto che Ashley nei video appaia come un avatar generato dall’intelligenza artificiale non significa necessariamente che lo sia anche la sua voce… forse 😄
C’è chi la percepisce come profondamente reale, a volte persino più reale di molte voci umane conosciute.
Il suo vero punto di forza, però, non è tanto il timbro della voce. È ciò che accade quando interpreta un brano. Ashley entra nella canzone con un’intensità tale da far sembrare che, alla fine, le appartenga davvero.
E allora, dopo l’ascolto, è davvero importante capire se sia reale o artificiale?
E se invece fosse semplicemente reale… ma in un altro mondo?
Sono sicuro che alla fine, come ogni cosa, ciò che conta è l’emozione che dona all’ascoltatore.
Ti abbraccio forte e ti ringrazio ancora!