L'hardcore punk in Italia (non) è morto. Lunga vita all'hardcore punk.
Cinquanta sfumature di punk. Si sarebbe potuto chiamare così - anche se il titolo scelto spacca di più - SCUOLA SÒFIA, il secondo disco degli Aurevoir Sòfia. Pubblicato da Kick and Snare su distribuzioneADA Music Italy, il nuovo album del quintetto nato tra la nebbia e i palazzoni di Cinisello Balsamo sa di sudore, birra tiepida e benzina smezzata tra compagni di band per raggiungere la sala prove o il prossimo concerto.
Un'infinita serie di odori, immagini e situazioni che ogni gruppo cresciuto nei sobborghi di una grande città conosce fin troppo bene. Fatiche, soddisfazioni, chilometri macinati a bordi di un furgone e backstage improvvisati: un piccolo universo provinciale incapsulato dagli stessi Aurevoir Sòfia in mezz'ora scarsa di ascolto. Dieci tracce adagiate su una solidissima base hardcore punk, nelle quali il gruppo lombardo si lancia con grande naturalezza in continue deviazioni, innesti e variazioni sul tema.
Malinconiche opalescenze emo (HO SCRITTO UNA LETTERA), forsennate cavalcate in salsa alternative metal (COPIE DI COPIE e 27), la grezza frenesia simil-hard rockabilly (CADILLAC II) e ammiccamenti all'indie rock dei Foals (COMUNQUE LO STESSO): c'è tutto questo dentro l'ultimo disco degli Aurevoir Sòfia. Un manipolo di pezzi tiratissimi che, tra chitarre abrasive e sassaiole di batteria, danno pochi momenti di respiro.
Si questo intreccio sonoro compatto come il granito, il frontman Luca D'Aniello tira continue spallate con le sue corde vocali reduci da un periodo di stagionatura in un barattolo di salamoia. Linee vocali acide e abrasive, alle prese con strofe che rimbalzano con grande naturalezza tra italiano, inglese - non proprio impeccabile nella pronuncia - e francese. Versi poliglotti che, tra ansia per l'inesorabile scorrere del tempo, j'accuse lanciati contro l'omologazione del nostro presente e reference al celebre Club 27, raccontano il tormento e l'estasi di chi decide di mettere su un gruppo e sacrificare tutto sull’altare della musica.
A conti fatti, SCUOLA SÒFIA è un lavoro schietto, senza fronzoli e capace di fare esattamente quello che un disco punk deve fare: creare uno spazio sonoro in cui sentirsi al sicuro, sfogando la frustrazione provocara dal becero mondo al di fuori di questa comfort zone sonora. Un album talmente coerente nella sua realness da sfiorare l'abiura di sé, in grado di confermare, insieme a molte altre realtà sparse per tutta l'Italia, una verità semplice ma maledettamente bella: qui, l’hardcore punk è vivo. E almeno per ora non ha alcuna intenzione di morire.
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La recensione SCUOLA SÒFIA di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-02-04 23:52:21

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