Tra country, blues e rockabilly, un tuffo analogico nel cuore della "musica di una volta".
LIVE! di Emir & His Band è uno di quegli album che già dal primo ascolto ti catapultano indietro nel tempo. Una specie di reperto arrivato di sbieco dagli anni in cui la musica si consumava solo su vinile, che potrebbe fare tranquillamente capolino nella gargantuesca collezione di quello zio fissato con "la musica di una volta": quella fatta di acetato che profuma di polvere, copertine cartonate e fotografie in posa su sfondi neutri, diventate loro malgrado icone pop
A partire dal suo stesso titolo, il nuovo lavoro del trio bolognese composto da Emir Trerè (voce e chitarra), Luca Pasotti (basso) e Manuel Cucaro (batteria) rappresenta un palese omaggio a dischi incredibili come Five Live degli Yardbirds e Undead dei Ten Years After. Esibizioni catturate nella loro spontanea crudezza, in cui band destinate a diventare giganti suonavano ancora su palchi piccoli e sudati, tra amplificatori tirati al massimo, il costante brusio del pubblico e il tintinnio dei bicchieri sul bancone del bar.
Ed è proprio in quel genere di ambiente che si colloca un album come LIVE!. Niente coreografie, basi pre-registrate, overdubbingo interventi di post-produzione in studio: solo Emir & His Band che decidono di accendere i microfoni e premere il tasto REC. Una realness che appare forte e chiara in tutte e quindici le tracce attraverso le quali il disco si snoda.
Quasi cinquanta minuti di ascolto, nei quali il trio mette in fila un repertorio che alterna pezzi originali (Make Me Fall in Love, Honky Tonk Fever e No More Regrets) con grandi classici firmati da giganti della musica come Willie Nelson (I Couldn't Believe It Was True), Merle Haggard (Swingin' Doors) e persino Ennio Morricone (For A Fistful Of Dollars). Un canzoniere che rimbalza come una pallina da flipper tra l’eleganza malinconica del country, la ruvida umanità del blues e la frenesia argentina del primo rock 'n' roll.
Al centro di tutto, il twang brillante di una Telecaster rossa che, tra chicken picking, double stops e banjo rolls, funamboleggia sicura sopra una base ritmica solida come il marmo, garantita da sfiziosi shuffle di batteria fusi a caldo con groove rotondi e chirurgici di basso elettrico.
Ad amplificare ulteriormente le vibrazioni vintage sprigionate da questo LP ci pensa la voce baritonale di Trerè, connotata da una pronuncia inglese non perfetta ma comunque simpatica nel suo lieve accento italiano, che si unisce a continue armonizzazioni a tre voci capaci di creare quell'atmosfera squisitamente americana, figlia di artisti come The Band e The Statler Brothers.
A conti fatti, LIVE! non è solo un disco suonato da musicisti che si rivolgono alle sette note dandogli del "tu", ma una piccola capsula del tempo che merita l’ascolto anche da parte di chi non bazzica questi generi. Un lavoro lontano anni luce dai packaging iper-levigati di oggi, in grado di mostrarci senza filtri da dove la musica è partita e perché, ogni tanto, valga ancora la pena tornare lì.
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La recensione LIVE! di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-02-24 14:35:20

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