Una pop ballad elegante e curata che, cercando di segnare un "gol a porta vuota", finisce per giocare su un terreno musicale un po’ troppo familiare
Una relazione che finisce, la consapevolezza di aver sbagliato e il peso dei ricordi che rimangono quando ormai è troppo tardi. È questo il trittico narrativo attorno su cui si poggia Stanza, il nuovo singolo di michiamanojack, al secolo Giacomo Calloni, musicista classe '97 nato e cresciuto sotto l'ombra sghemba della Torre di Pisa.
A una manciata di mesi da Come Stai?, il cantautore e polistrumentista toscano torna con un pezzo che, restando all'interno della canonica durata d'ascolto dei tre minuti, si discosta dalle atmosfere electro rock del suo predecessore, preferendo un approccio decisamente più analogico. Il risultato è una pop ballad che mette da parte i synth per affidarsi alle corde di una chitarra e ai tasti bianchi e neri di un pianoforte. Su questo tandem strumentale più "suonato" si alternano strofe raccolte e ritornelli resi più ariosi grazie alla classica armonizzazione dei cori, che rinforza la melodia raddoppiandola un’ottava sopra la voce principale
Un'impostazione abbastanza convenzionale, che strizza palesemente l'occhio al palco (e alla buca dell'orchestra) del Festival di Sanremo, su cui Calloni stende strofe e ritornelli che raccontano quei momenti dopo la fine di una storia d’amore in cui, nel silenzio della nostra "stanza" - intesa tanto come luogo fisico quanto come rifugio mentale - la memoria e il peso dell’assenza di chi se n’è andato si fanno sentire con ancora più forza.
Ho creato in una stanza
Il calore che mi manca
E già so che non mi basta
Prima o poi mi passerà
Canta michiamanojack nel refrain del suo ultimo singolo. Purtroppo, Stanza è un brano che oltre a restare in un territorio lirico esplorato più e più volte da Calloni nelle sue uscite precedenti - quello delle "relazioni giunte al capolinea" - si adagia anche su soluzioni musicali piuttosto standardizzate, finendo per incagliarsi nello scoglio del "già sentito".
Ed è un peccato, perché si avverte chiaramente la cura che l'artista toscano ha dedicato alla resa sonora del brano insieme ai producer Francesco Massidda e Matteo D’Angelo. Se in futuro a questa attenzione per la produzione in studio si affiancasse un pizzico di coraggio in più sul piano lirico e musicale, i risultati potrebbero diventare davvero notevoli.
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La recensione Stanza di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-03-14 15:32:10

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