DevalleFuoricorso2026 - Cantautoriale, Indie, Pop rock

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Cronache stonate di provincia, tra bicchieri mezzi vuoti, sigarette al sapore di merda e cantautorato sincero.

Se c’è un fil rouge capace di tenere insieme i pezzi che compongono la tracklist di Fuoricorso, il nuovo EP di Devalle, è senza ombra di dubbio il suo modo schietto e sincero di raccontare la realtà che lo circonda. Un po’ come quegli amici che, al bancone di un bar, riescono a sciogliere - tra una chiacchiera e l'altra - i nodi più intricati della vita con una semplicità disarmante. L'ultima prova sulla media distanza del cantautore classe '95 si compone infatti di una manciata di tracce dominate da una scrittura vivace e croccante, come le nocciole dei boschi piemontesi in cui è cresciuto.

Versi scritti da un cucciolo di adulto "nato col punk, la chitarra a tracolla e l’ingenuità", capace però di destreggiarsi con perizia tra pop orchestrale, sospeso tra archi e immagini ruvide come "sigarette al sapore di merda lasciate nell’erba" (Amore rock), e il flow melodico di un indie rap fatto di rime, chitarre acustiche e ritornelli capaci di mettere a fuoco il bisogno di trovare nel fondo di un bicchiere "lo spirito" per zittire il caos interiore (Alcol e malinconia), passando per ballate irish folk dove il suono brillante dei violini accompagna una presa di coscienza lucida: in amore, "è nello spavento che trovi il dettaglio e nell’incanto che trovi l’orgoglio" (Se dici che vale).

A tenere insieme tutto è una scrittura dal forte sapore cantautorale, lontana però da qualsiasi spirito paternalistico: qui non si giudica dall’alto, si osserva da vicino, con lo sguardo di un trentenne che ha già fatto i conti con il bello e con il brutto della vita: proprio come l'aperitivo in riva al mare interrotto dal rumore di una ruspa sulla spiaggia, ritratto nella copertina del disco.

A conti fatti, Fuoricorso è tutto fuorché un disco perfetto, fatto di brani in cui il mixaggio spesso e volentieri traballa: dalle chitarre un po’ troppo scanzonate di Punk agli archi palesemente sintetici di Amore rock. Eppure, questa "estetica dell'incompiuto" finisce per valorizzare ancora di più la genuinità delle storie in esso raccontate. Il risultato è un EP schietto, autentico e amorevolmente inadeguato: proprio come la provincia da cui Dellavalle non ha mai voluto uscire del tutto.

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La recensione Fuoricorso di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-04-08 14:28:52

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