Carlo AlbertoCarlo Alberto2026 - Cantautoriale

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Un esordio cantautorale lo-fi tra malinconia quotidiana, personaggi fuori posto e piccole fughe dalla normalità.

Ci sono dischi d’esordio che cercano subito una forma definitiva, quasi a voler dimostrare qualcosa. il cantautore umbro Carlo Alberto sembra seguire un’altra strada. Dentro questi nove brani c’è piuttosto l’urgenza di fissare pensieri, immagini e fragilità con un linguaggio semplice, diretto, spesso volutamente spoglio. Il risultato è un album che vive di imperfezioni e di una scrittura che prova a restare vicina alle cose.

L’influenza del grande cantautorato italiano si sente, così come quella di Bob Dylan e Fabrizio De André, riferimenti che Carlo Alberto assorbe più nel modo di osservare i personaggi che nella ricerca della frase a effetto. Le canzoni sembrano fotografie veloci, a tratti acerbe, altre volte sorprendentemente lucide. 

Il debutto di Carlo Alberto ha il passo incerto e sincero dei dischi nati senza grandi strategie. Nove brani costruiti attorno a un cantautorato indie lo-fi che, per immediatezza e modo di stare dentro le canzoni, richiama certi lavori di Dente e Tre Allegri Ragazzi Morti: melodie essenziali, chitarre asciutte, testi che cercano immagini quotidiane per raccontare inquietudini più profonde.

L’apertura affidata a “Dipinto Di Bianco” mette subito a fuoco il tono del disco. È una canzone sospesa, fatta di occasioni lasciate a metà e sentimenti mai vissuti davvero fino in fondo. Subito dopo arriva “Se Fossi Matto”, che sposta il discorso dalla sfera privata a quella collettiva: Carlo Alberto osserva la normalità contemporanea come qualcosa di storto e alienante, lasciando emergere una follia silenziosa che sembra attraversare tutti.

Da lì il disco prende una forma quasi narrativa. In “Francesco” compare la figura di un ragazzo sempre fuori tempo, incapace di stare al passo con gli altri, mentre “Col Tuo Cuore” affronta l’amore non corrisposto con un tono dimesso e senza particolari drammi. Carlo Alberto evita la retorica sentimentale e preferisce restare dentro piccoli dettagli, dentro quella sensazione di incompiutezza che attraversa buona parte dell’album.

Anche quando allarga lo sguardo, il cantautore mantiene lo stesso approccio scarno. “Canzone Contro la Guerra nel 2026” parla di conflitti e assuefazione alla violenza quotidiana senza cercare slogan, mentre “Morte a Venezia” racconta la condizione di chi nasce dalla parte sbagliata del mondo con immagini semplici, quasi ingenue, che proprio per questo riescono a colpire. “Le Donne” si muove invece su un terreno più leggero e ironico, giocando con cliché e osservazioni comuni attraverso una scrittura che ricorda certe filastrocche cantautorali d’altri tempi.

A chiudere il disco arriva “Un Giorno Di Sole”, probabilmente il brano che riassume meglio l’intero percorso. Dopo tanti personaggi sospesi tra malinconia, disagio e desiderio di fuga, Carlo Alberto lascia spazio a un’idea di libertà piccola e concreta, quasi domestica

Un esordio ancora acerbo in diversi passaggi, soprattutto quando le melodie restano troppo lineari o alcuni testi sembrano affidarsi più all’intuizione che alla precisione. Eppure il disco funziona proprio perché non prova a nascondere queste fragilità. C’è la sensazione di ascoltare un autore che sta ancora cercando il proprio equilibrio e che, almeno per ora, preferisce esporsi con spontaneità invece di rifugiarsi dentro una forma già pronta.

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La recensione Carlo Alberto di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-05-17 07:28:15

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