L'Arcano Patavino Transcode 2025 - Pop, New-Wave, Alternativo

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Un lungo viaggio tra elettronica crepuscolare, fantasmi interiori e ricerca di un’umanità perduta.

Transcode è il titolo del nuovo disco de L'Arcano Patavino, progetto dai connotati apparentemente "mistici", nato in realtà dalla fusione dei cognomi dei due musicisti che gli hanno dato vita, ovvero Donato Arcano e Matteo Patavino.

Prodotto in completa indipendenza, l'ultima prova sulla lunga distanza del duo originario di Santa Croce Di Magliano, a est di Campobasso, prende le distanze dalla fusione tra elettro-rock e antichi canti popolari molisani che animava il disco d'esordio D'amore e di devozione, preferendo abbracciare territori più vicini a una canzone d'autore dai confini linguistici più ampi.

Dieci tracce cantate in italiano - eccezion fatta per il "ritorno alle origini" siglato in Terlundana - vanno a formare un vero e proprio concept album che mette al centro la storia di Johnny, un uomo  ipnotizzato dal ritmo della propria rovina (La danza) e costretto, dopo aver raschiato il fondo del barile, a combattere il suo lato più oscuro (Il corvo). Dalle ferite riportate nello scontro con questo minaccioso doppelgänger nasce una fragile ma tangibile volontà di rinascita (Fiori di campo), capace di condurlo in un periglioso viaggio tra macerie, ricordi spezzati e richiami ancestrali (Morgana e Terlundana). Un percorso che culmina nella comprensione di come la nostra essenza sia fatta di legami e memorie, destinate a essere tramandate tra generazioni, in un passaggio di testimone capace di sottrarre l’uomo alla dissoluzione, restituendogli una prospettiva di futuro (Soffio).

Questa serie di tappe, sospese tra racconto odeporico, indagine introspettiva e tensione quasi mistica, viene tradotta in musica da L’Arcano Patavino attraverso sonorità implose e crepuscolari, attraversate da pulsioni analogiche ed elettroniche. Chitarre, pianoforti Rhodes, organi a canne ma anche synth analogici e sequencer accompagnano infatti il disco verso territori che accarezzano, pur con le dovute distanze, tanto la sfaccettata irrequietezza della new wave dei Bluvertigo quanto l'eccentrica cerebralità dell'art-pop à la Brian Eno. A tutto questo si aggiunge poi un impianto narrativo quasi cleptomane, che saccheggia leggende, filosofia, psicologia, fantascienza e critica sociale, richiamando la struttura di certi concept album del progressive italiano degli anni Settanta.

Un lavoro nato da un'indubbia spremitura di meningi ma che purtroppo finisce per essere parzialmente azzoppato da una resa vocale non sempre all’altezza della situazione. Il timbro di Arcano, acuto e nasale - quindi già di per sé complesso da amalgamare nel mix - emerge a tratti in maniera abbastanza preponderante (Johnny e L'amore sospeso) finendo per sacrificare una controparte strumentale che forse avrebbe meritato maggiore respiro.

Di certo non aiuta anche un corpus testuale che in alcuni momenti tende all’ipertrofia. In tracce come La Danza o la già citata Johnny, le strofe appaiono infatti un po' troppo sovraccariche di parole, quasi forzare a entrare dentro lo spazio metrico disponibile, accentuando la sensazione di scollamento tra parole e musica.

Pur rinunciando quasi totalmente all’originalissimo innesto tra elettronica e vocalità rurali che caratterizzava il suo predecessore, Transcode resta comunque un ascolto intenso e sorprendentemente coerente che anche per la sua durata (vicina cinquanta minuti) deve essere affrontato con la giusta dose di attenzione per essere apprezzato appieno. Un punto di (ri)partenza abbastanza convincente per il duo molisano che, con una gestione più equilibrata della componente vocale, potrebbe valorizzare ancora di più le proprie intuizioni.

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La recensione Transcode di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-06-19 22:54:51

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