Martelli e Ruben CamillasRICCO RICCO RICCO2026 - Pop, Folk, Alternativo

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Per cantare la fine del lavoro Ruben Camillas e Martelli scelgono la via della melodia più pura, del glam fuso alla brillantezza dell'indie rock.

"Ti dico che non vengo, a lavorar non vengo/Starò con la mia bella(...)" diceva una vecchia canzone che da tempo segna la chiusura di tutti i concerti di un famoso gruppo mascherato di Pordenone. "Perché lavori se poi muori? Che lavori a fa'?" diceva invece una canzone più recente di Martelli, di cui è uscita da poco una riedizione, all'interno di RICCO RICCO RICCO, un disco in collaborazione con Ruben Camillas, che contiene un brano ulteriore che recita "Ho lavorato tutta la mia vita, ma non ho in tasca mai una lira". La tatuata bella, Vita magica, Ad gloriam, un percorso musicale che dal Friuli scende l'Adriatico verso Pesaro, nasce dai Tre Allegri Ragazzi Morti (come tante cose della nostra scena underground), e che porta con sé una sola logica di vita: la fine del lavoro.

RICCO RICCO RICCO è un joint album ideologico, scritto come una lamentatio, un pianto propositivo, che ci dice quanto il lavoro sia logorante nell'era del tardo capitalismo. Nulla rimane nelle mani di chi lavora, è imposta una serietà fuori dal comune che guasta umori e lavori, ma soprattutto la cultura di questo orrore di momento storico occidentale, porta le persone a occupare il tempo libero con il lavoro, come cantavano anche Colapesce e Dimartino qualche anno fa a Sanremo, ma la critica prese Splash per un brano simpatico e danzereccio, e va bene così.

In questi 25 minuti di disco Ruben Camillas e Martelli fanno semplicemente quello che gli riesce meglio, ossia parlare con le canzoni, quelle scritte per bene, in modo naturale, piene di elementi bizzarri, bassi gongolanti e cori messi al punto giusto, in una giostra che riesuma lo spirito indie rock degli anni '90, giocoso nei colori, ma con punte di socialismo nemmeno troppo nascosto. Come due Bobby Gillespie delle nostre terre i due cantores si fanno portavoce di una stanchezza generalizzata che per essere esorcizzata va cantata senza pensarci su troppo.

E allora ben venga lo spirito glam di Faccio lo scemo, dove si fa finta di essere matti per essere scartati non dalla leva militare, ma da una sorta di leva lavorativa, evocando scene esilaranti e drammatiche in stile Un mercoledì da leoni. Ben vengano i gioiellini acustici-icastici alla Blocco tutto, il sabotaggio della tecnologia, o le filastrocche stranianti sulla privacy emotiva come Nuda. Ben venga tutto questo, sempre in nome della melodia più pura, dell'ironia che non si compiace, ma che si auto-corrode, fino a rimanere con due stracci addosso, quelli essenziali.

Se non ci sono più tatuate belle da cantare è perché la cultura del lavoro fino alla morte (e non solo della morte sul lavoro) si è infilata come un germe sotto le nostre pelli, e dovremmo essere noi a estirparlo, nota dopo nota, prima che, in nome di un qualche tipo di strana gloria, finiremo per soccombere. RICCO RICCO RICCOè un disco pieno di suono positivo, stranamente inquietante, senza troppe soluzioni per il futuro, un gioiellino da usare quando si vuole altro da questa vita. 

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La recensione RICCO RICCO RICCO di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-05-11 00:00:00

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