Una ballata rock sospesa tra folklore nipponico e occasioni mancate.
Chitarre elettriche e cultura giapponese la fanno da padrone nel nuovo singolo dei DENANZ, che si intitola Povere creature. A più di un anno dall'uscita di Sorriso d'avorio, la band milanese torna nel mese più caldo di questo 2026 con un pezzo che prende le distanze dal j'accuse scagliato contro i "narcisisti patologici" che permeava il suo predecessore, per intraprendere un viaggio a ritroso nel tempo, tra cultura e leggende di una terra lontana.
Nei suoi quattro minuti scarsi, Povere creature cerca di muoversi tra i kamon, le fortezze shiro e le foreste di bambù del Giappone medioevale, mettendo al centro la tormentata storia d'amore tra un samurai cacciatore di spettri e una kitsune, misterioso spirito-volpe capace di mutare forma e assumere l’aspetto di una bellissima fanciulla.
Un immaginario fortemente legato al folklore nipponico - ripreso, peraltro, anche in Caccia grossa, uno degli episodi più riusciti della serie Love, Death & Robots - tradotto dal gruppo in una rock ballad guidata dalle plettrate di chitarra elettrica. Sorretta da un solido impianto ritmico di basso e batteria, la sei corde di Tommaso Stotari detta infatti i tempi del pezzo, alternando con naturalezza il timbro crunchy delle strofe a quello più corposo e distorto che irrompe nei ritornelli e nell'assolo. A completare il tutto ci pensano gli interventi della tastiera di Iacopo Lucherini, che con il suo timbro più etereo regala al brano un retrogusto che profuma di anni Ottanta.
Al netto di una produzione indubbiamente curata, capace di valorizzare la presenza di ogni singolo strumento all’interno della traccia, Povere creature segna una deviazione da parte dei DENANZ verso rotte musicali più lineari rispetto al rock crossover delle loro uscite precedenti. Una scelta che finisce però per lasciare inespresso proprio il suo elemento più distintivo.
L’immaginario orientale evocato dal brano fatica infatti a prendere forma tanto sul piano sonoro, dove mancano soluzioni capaci di suggerire davvero il setting della storia, quanto su quello lirico. Fatta eccezione per il ritornello ("Come kintsugi / L’oro crea l’insieme / Mi manca la tua coda / Eri la mia kitsune"), i riferimenti alla cultura e al folklore nipponico rimangono sporadici, senza riuscire a trasformare una suggestione potenzialmente affascinante in una narrazione capace di convincere fino in fondo.
Un piccolo passo laterale in un percorso che ha sempre saputo distinguersi proprio per una scrittura più spontanea e una cifra stilistica meno "forzata". Per questa volta il biglietto di andata e ritorno verso il Giappone non basta: la destinazione è affascinante, ma alla fine la voglia di tornare lungo le strade già percorse dai Denanz prende il sopravvento.
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La recensione Povere creature di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-07-12 00:00:00

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