Quando anche lo sciacquone diventa una questione di classe.
Case costruite a cazzo di cane che riflettono le disuguaglianze sociali del nostro becero presente. È da questo parallelismo che Adriano Spirito è partito per scrivere Disgrazia edilizia, il suo nuovo singolo.
A una manciata di mesi dalla tragicomica cena a base di sushi raccontata in Quasi senza parlare, il cantautore milanese torna a gravitare attorno alla nube di miasmi emessi dal nostro corpo. Stavolta, però, invece del cavo orale, decide di concentrarsi su un altro buco: quello dove, di solito, non batte il sole.
Disgrazia edilizia nasce infatti in pieno Covid, quando Spirito scopre che il pluviale della palazzina in cui, volente o nolente, è costretto a trascorrere la quarantena convoglia i vari "prodotti dei condomini" del sottotetto direttamente sulla tettoia dei garage allineati sotto la sua finestra.
Una scena da film neorealista catapultato nel terzo millennio, che dà il via a un volo pindarico destinato a risolversi in una metafora tanto semplice quanto azzeccata delle tante, troppe ingiustizie della nostra società: chi sta "in alto" finisce sempre per cagare in testa a chi vive più in basso.
Ed è proprio così
che in una mattina qualunque
abbassando lo sguardo
non per guardare i piedi
che un’onda marrone
ha invaso la scena
tra tutto quello che accadeva:
cacca sui tetti
Canta Adriano Spirito nel suo ultimo singolo. Versi che strizzano palesemente l’occhio al cantautorato comico-satirico di Daniele Silvestri e che il musicista lombardo decide di stendere su un pop rock volutamente "imbastardito". Un sound trascinato da un ruvido e gustosissimo riff di chitarra à la Funk #49 dei James Gang, capace di dettare il passo a un ensemble di basso, batteria, pianoforte e ottoni che spinge il brano verso i territori di un R&B"da big band" in pieno stile Blues Brothers.
Disgrazia edilizia è uno di quei pezzi capaci di portare il concetto di "fa ridere, ma anche riflettere" su vette davvero altissime. Tre minuti abbondanti di ascolto in cui Adriano Spirito, con la sua divertentissima sagacia, ci pone di fronte a una domanda solo all'apparenza banale: dove finisce la nostra merda una volta tirato lo sciacquone?
Seduti sul water nella posa da Pensatore di Rodin, scopriamo così che il problema non riguarda soltanto gli scarti del nostro corpo, ma i privilegi, le colpe e i pesi che lasciamo metaforicamente ricadere sulla testa di chi ha meno vantaggi di noi. Perché alla fine la vera disgrazia è proprio questa: una società costruita su piani diversi, in cui chi sta sopra continua imperterrito a scaricare il proprio "peso in eccesso" su chi sta sotto.
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La recensione Disgrazia edilizia di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-07-28 15:56:05

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