KriziaThe Deads2026 - Pop, Alternativo

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La malinconia come esercizio di sottrazione, per imparare a convivere con ciò che resta.

Il confronto tra un presente in cui spesso è difficile entrare realmente in contatto con le proprie emozioni e le difficoltà di chi cerca stoicamente di comunicarle con chiarezza. È questa la dicotomia che Krizia ha deciso di condensare nel quarto d'ora scarso di The Deads, il suo primo EP.

Anticipato dal singolo Cry, l’esordio sulla media distanza della cantautrice romana classe ‘99 prende spunto dall’omonimo racconto di James Joyce, del quale riprende alcune delle tematiche centrali. Ma là dove lo scrittore irlandese si affida a una prosa poetica talmente descrittiva da rasentare l’ipertrofia, Krizia sceglie la via della sottrazione, con strofe e ritornelli concisi e sibillini che, a tratti, preferiscono lasciare spazi vuoti, affidando a chi ascolta il compito di riempirli.

Brandelli di versi sparsi in sei tracce che cercano di mettere al centro il rapporto costante tra il nostro passato e un presente che siamo costretti a vivere (Mindblowing) e l'incapacità di comunicare davvero con chi ci sta accanto (Cry), passando per la difficoltà di lasciare certe cose alle spalle (Ash Over Dawn) e la persistenza del ricordo di chi non c'è più (Shine e Sinkin').

A guidarci lungo questo percorso che si fa strada in uno spazio intermedio tra interiorità e mondo esterno ci pensa la voce - peraltro bellissima - di Krizia, in certi momenti simile a quelle di Sharon Van Etten e Norah Jones. Un timbro intimo ed elegante, disteso comodamente su sonorità alternative popfragili e raccolte, frutto di un intreccio dal sapore squisitamente analogico, fatto di batterie essenziali, giri di basso riservati e sobri cluster di pianoforte. Il tutto tenuto insieme dagli avvolgenti strumming di una chitarra acustica che, pur restando sullo sfondo, tiene le fila del discorso senza avere mai bisogno di imporsi sugli altri strumenti. 

The Deads è una piccola e malinconica perla che sceglie coraggiosamente di seguire la strada del togliere piuttosto che quella dell’aggiungere, grazie ad arrangiamenti scarni e brevitas lirica. Un EP capace di racchiudere la musica dentro una dimensione più nuda e personale, dando alle varie canzoni la libertà di respirare senza inutili orpelli. Cosa che, di questi tempi, non è da dare affatto per scontata. 

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La recensione The Deads di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-07-19 13:58:55

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