Jazz-funk, pop mediterraneo e un pizzico di psichedelia per un piccolo antidoto all'afa della grande città.
Ascoltare L'Equilibrio Delle Cose, il nuovo EP degli Youngover, è un po' come trovare, in una grande città soffocata dall'afa estiva, l'ombra di un albero sotto cui rifugiarsi - con tanto di piscinetta gonfiabile e occhiali da sole calati sul naso - immaginando di essere il più lontano possibile dalla caligine urbana.
Non è affatto un caso che la seconda prova sulla media distanza del quartetto lombardo - finalista dell'edizione 2025 di King of Provincia - abbia avuto comevera e propria nursery il Parco della Guastalla, un piccolo angolo di quiete a due passi dall'Università Statale di Milano. Gli aceri, i tigli e la grande vasca "peschiera" che decorano questo (preziosissimo) polmone verde incastonato tra il cemento e il rumore del capoluogo meneghino sono stati infatti la linfa vitale da cui gli Youngover hanno attinto per mettere insieme una manciata di tracce che sembrano respirare in sincronia con la brezza che, di tanto in tanto, accarezza le fronde di questo giardino.
Anticipato di qualche mese dai paesaggi crepuscolari e dalle relazioni giunte al capolinea di Colazione Fuori, l'EP si muove per un quarto d'ora abbondante tra atmosfere distese e rilassate che non rinunciano però a una certa effervescenza sonora. Un brio pacato e riflessivo, sospinto nei nostri padiglioni auricolari dall'attacco brillante dei pickup single coil di una Stratocaster, capace di creare un bel gioco di contrasti con le note morbide e calde di un pianoforte elettrico simil-Rhodes. Il tutto sotto il segno di una grooviness vivace ma sempre misurata, garantita da una sezione ritmica in cui basso, batteria e synth retronostalgici dettano i tempi di un'impalcatura strumentale che unisce jazz-funk e scorci di pop mediterraneo.
Partendo dal profumo di salsedine vintage à la Marco Castello che trova il proprio Zenith nella titletrack, con l'avanzare dei minuti l'EP devia verso quel mood più stralunato e psichedelico dei Post Nebbia di Canale Paesaggi (Senza Fiato), ricalcando il percorso di rarefazione lirica verso cui vanno incontro i testi. Se nella prima parte la band si muove ancora dentro coordinate sentimentali abbastanza riconoscibili - come nel caso di L'Ennesima Prima Volta - una volta superata la metà il racconto si fa progressivamente più sfumato, arrivando al punto di massimo dilatamento con Zone Grigie, dove ciò che resta non è tanto una storia da seguire quanto una manciata di frammenti di realtà tra i quali si insinuano spazi tutti da riempire.
A conti fatti, L'Equilibrio Delle Cose è undisco in cui gli Youngover dimostrano di saper essere tremendamente cool senza fare il minimo sforzo. Un po' come Chet Baker e quel suo jazz calmo e controllato che, guarda caso, trova un velato omaggio proprio nella copertina di questo EP, che ricalca una celebre fotografia del musicista americano mentre suona la sua inseparabile tromba affacciato a una finestra su Piazza Duomo. Solo che, al posto del caos del centro di Milano, la band lombarda ha scelto come location la quiete di un parco al crepuscolo.
Un cambio di scenario in grado di cristallizzare il cuore di questo disco in formato mignon. Perché, nonostante sia stato concepito nel cuore della città più freneticamente tossica d'Italia, L'Equilibrio Delle Cose riesce a restituire una sensazione di pace, freschezza e tranquillità quasi paradossale trasformandosi, soprattutto in questo periodo dell'anno, in un meraviglioso tonico per le nostre menti e membra, sempre più tramortite dal caldo.
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La recensione L'Equilibrio Delle Cose di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-08-03 23:16:00

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