tahaLa Bellezza Italiana2026 - Pop, Reggaeton

La Bellezza Italianaprecedente

Una dichiarazione di "odi et amo" all'Italia che inciampa parzialmente nella sua colonna sonora.

La bellezza italiana è il titolo dell'ultimo singolo di Taha Bouhdid, in arte semplicemente taha, artista italo-marocchino nato e cresciuto tra i portici e le nebbie della Bassa parmense. A una manciata di mesi da OLTRETORRENTE, il suo EP d'esordio, l'artista emiliano classe 2001 torna su Rockit con un pezzo, prodotto dall'etichetta romana Daylite Lab su distribuzione The Orchard Italia, che mette al centro il rapporto sempre più conflittuale tra le nuove generazioni e quel "Paese Italia" in cui si ritrovano a crescere.

Nel corso dei tre minuti scarsi in cui il brano si snoda, taha paragona lo Stivale a una vera e propria femme fatale: bellissima, magnetica, innamorata (ma solo all'apparenza) e pronta a "buttare via" chiunque abbia la (s)fortuna di cascarle tra le braccia. Una storia d’amore tossica, dentro cui finiscono le prospettive negate di un'intera generazione, tra le valigie di chi è partito per cercare fortuna all’estero e la sensazione di chi, proprio come Bouhdid, continua a chiedersi quale sia il proprio posto in un Paese che sembra fare di tutto per non lasciarglielo trovare. Una ricerca resa ancora più complessa dal suo retroterra culturale, diverso da quello dello status quo, che riaffiora nei versi in darija marocchina disseminati lungo il brano, donandogli una sfumatura di appartenenza sospesa tra più mondi.

E dimmi io adesso cosa faccio
Con le mani sporche e il cuore che va a pezzi
I baci come i debiti li pago a caro prezzo
Ma tu balli su rovine, ya bint el bled
Ma chi ti resta adesso
Tra le promesse e gente che se ne va all'estero

Canta taha nel refrain del suo nuovo singolo. Uno sfogo, scritto dalla penna di un ragazzo che, nonostante i suoi 25 anni, sente già il suo animo appesantito da un rapporto fatto di amore e rifiuto con l'angolo di mondo in cui è nato, capace di scollarsi dal suo nucleo fortemente autobiografico, aprendosi alla sensibilità collettiva. Un'attitudine quasi verista che, purtroppo, la controparte musicale finisce in parte per azzoppare.

Dopo aver ascoltato più volte La bellezza italiana una domanda continua a tornare a galla: perché, in un pezzo così "calato nel presente", in grado di mettere al centro il rapporto sempre più complicato tra l'Italia e i suoi giovani - soprattutto quelli con radici maghrebine, come taha - la scelta è ricaduta su una base dalle sonorità così spiccatamente spagnoleggianti? A parte qualche fugace incursione di fisarmonica, il pezzo si affida infatti a un pop latino basato sull'intreccio tra un accompagnamento di chitarra classica debitamente "flamenchizzato" e un ritmo dembow reggaeton ammorbidito, ma pur sempre riconoscibile nel suo inconfondibile "tun-pa-tun-pa-tun".

A fronte di tutto questo, appare evidente comeLa bellezza italiana sia un pezzo che avrebbe potuto osare di più, restando purtroppo incagliato in una strumentale mainstream incapace, almeno in parte, di valorizzare la riflessione che la componente lirica prova a portare avanti. Ma attenzione: questo non vuol dire chiedere a taha di adoperarsi a suonare "più marocchino". Piuttosto, accompagnare la sua scrittura con una veste sonora capace di far dialogare con maggiore coraggio le due sponde del Mediterraneo potrebbe essere una strada valida e interessante da seguire nel prossimo futuro.

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La recensione La Bellezza Italiana di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-08-11 15:06:53

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