EnvelopeStereo End2026 - Rock, Noise, Alternativo

Stereo Endprecedente

Quando il noise rock improvvisa, tra schiaffi, carezze e sproloqui lirici.

C'è un odore preciso che si appiccica e non si stacca più dai suoni di Stereo End, il nuovo singolo degli Envelope: è metallico, fatto di sudore, microfoni incrostati e fondi di birra dimenticati sugli amplificatori. Un olezzo decisamente non per tutti, che solo chi è entrato almeno una volta in una sala prove di periferia ha potuto sentire con il proprio naso.

Dopo lo schizofrenico esordio, avvenuto con RED LIGHT, il trio maceratese torna con un pezzo che prova a restituire in cuffia la spontaneità in medias res di una traccia nata e plasmata durante un'improvvisazione corale in studio. Quattro minuti scarsi di schiaffi e carezze, dispensati dalla chitarra "bipolare" di Lenny Maggio: prima avvolta da veli di overdrive e riverbero, poi lasciata nuda e inerme sotto vere e proprie sassaiole di fuzz ultra-compresso, che a tratti sembrano quasi i nitriti di un pony impazzito. Un'impalcatura noise rock bizzosa, la cui bicentralità viene assecondata dalla batteria di Alessandro Di Natale, che dosa abbastanza bene il proprio tocco sulle pelli e sui piatti tra i momenti di quiete e quelli di tempesta.

Ne esce un esperimento interessante, che, per certi versi, ricorda l'approccio radicale del free jazz, in questo caso ridotto all'osso: due soli elementi che navigano letteralmente a vista, facendo da contraltare alle divagazioni vocali di Silvio Yebarth. Il frontman del gruppo si cimenta infatti in un vero e proprio freestyle lirico, da prendere tassativamente come uno strumento "aggiuntivo" al servizio della traccia, visto che sul piano del significato le strofe di Stereo End appaiono letteralmente come uno sproloquio anglofono senza capo né coda.

But I've God by my side
Murder on my mind
Left or right, homicide
It′s a fucking suicide, left or right
Murder on my mind

Cantano gli Envelope nel loro ultimo singolo. Al netto del coraggio di uscire con un brano improvvisato in sala prove, Stereo End sconta l'affanno di Yebarth nel comporre "sul momento" un testo di senso compiuto. Un vero peccato, visto che le sue linee melodiche, sostenute da un timbro black eviscerato del suo naturale calore, funzionano benissimo nell'economia del pezzo, grazie al loro essere meravigliosamente "out of context".

Una leggerezza che però non toglie un grande, grandissimo encomio da appuntare sul petto degli Envelope: quello di essere una band che azzarda, anche al costo di qualche mezzo passo falso. Cosa non da poco, specie per un progetto così giovane che, in vista del primo disco in studio, Lady White Fly, sembra avere tutte le carte in regola per ritagliarsi un posto di vera novità nel ginormico e labirintico panorama alt-rock dello Stivale.

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La recensione Stereo End di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-10-04 23:59:00

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