Quando la soglia dell’attenzione crolla, il caos trova la sua forma perfetta.
Si può incastrare un intero concept album nel minutaggio di una sola canzone? E no, non stiamo parlando delle suite di mezz’ora con cui Pink Floyd e Genesis riempivano le intere facciate dei loro dischi. Per rosewood, al secolo Giordano Conti, la risposta a questa domanda è un inoppugnabile "SÌ!", in capslock e con tanto di punto esclamativo, messo nero su bianco con la tracklist di vero hustler, il suo ultimo EP.
Cinque tracce che, stando sempre nei paraggi dei sessanta secondi, prendono il caos sonoro (in)controllato di disordine e lo comprimono in un'altra prova sulla media distanza - questa volta in formato mignon - che sembra assecondare e allo stesso tempo farsi beffe dell'ormai bassissima soglia d’attenzione dell’ascoltatore medio. Restando fedele alla sua attitudine a mescolare le carte quando si tratta di scegliere un genere con cui andare a parare, Conti sfodera una pentade di tracce che portano il concetto di crossover alle sue estreme conseguenze.
Il risultato è un vero e proprio slalom speciale tra il funk rap chillipeppersiano di 1996(in cui trova spazio, sulle note di Voodoo Child, anche uno pseudo-skit di Jimi Hendrix) e l'elettronica hardstyle di up!, passando per la trap metallara di hustler e l'emo pop di Ricordi, che chiude il disco trasformando il "tupa tupa tupa" della batteria in un catartico State of mind. In poche parole, un nuovo e ancora più caotico pastiche sonoro, rapido e inaspettato come uno schiaffo al buio.
A tenere insieme questo equilibrio precario, che sembra sempre sul punto di collassare su sé stesso, ci pensa un fil rouge tematico in cui i diversi linguaggi utilizzati riflettono le tante facce del decadimento di una società che ha eletto l’apparenza a unica vera divinità. Un hic et nunc desolante, in cui il vero hustler non è colui che ostenta un benessere finto come una moneta da tre euro, ma chi riesce a mostrarsi per intero, con le sue difficoltà, contraddizioni e fallimenti quotidiani.
Con questo suo nuovo mini-concept-album rosewood mette in piedi un esperimento davvero interessante, che nella sua fulminea fugacità, scimmiotta il linguaggio immediato e spiccio dei social media, richiamando paradossalmente quanto fatto nel 2022 da Auroro Borealo con EH, il suo "EP pensato per TikTok". Un disco che, con le dovute distanze (ci mancherebbe), sembra avvallare la stessa, identica provocazione: "Signora mia, in fondo, chi ha più tempo di starci dietro a questa cosa della musica nel 2026?".
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La recensione vero hustler di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-10-14 23:35:32

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