BrodoMordi2026 - Rock, Grunge, Alternativo

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Spesso ci manca anche quello che il tempo ci ha fatto dimenticare.

Il tempo che passa e che, come un affamato branco di iene, strappa con foga brandelli dalla nostra memoria. È questo il fil rouge in grado di accendere i (quasi) quattro minuti di Mordi, il nuovo singolo di Brodo, progetto solista dietro cui si cela il musicista torinese di nascita - ma romano d’adozione - Gianpaolo Iacobone.

A più di nove anni dall'EP Pezzi, pt.1, l’artista piemontese torna su Rockit con una traccia che si immerge ad assetto variabile nell’oblio attivo che il nostro cervello pratica giorno dopo giorno, lasciando andare, più o meno volontariamente, ricordi, persone e sensazioni passate.

Una vera e propria mattanza psicologica ai danni del nostro vissuto, attorno a cui ruota il rapporto conflittuale tra ciò che siamo e ciò che, volenti o nolenti, non ci appartiene più, riflesso nei versi sibillini con cui Iacobone cerca di rispondere a una domanda destinata probabilmente a rimanere senza una risposta: "Come può mancarti qualcosa che, in qualche modo, hai anche dimenticato?".

Cadono le torri
Dove ti ho incontrato
Dove ci ha tradito
L'apatia dei giorni grigi

Canta Brodo nel suo ultimo singolo. Parole che Iacobone intona con la sua voce alienata, a tratti vicina alla stralunata teatralità di Giovanni Lindo Ferretti, anche se con un pizzico di melodia in più. Strofe e ritornelli appiccicati a un sound post-grunge, fatto di riff ruvidi tra i quali fa capolino il lamento di una chitarra slide, simile a quei sospiri profondi che ci scappano quando versiamo le lacrime più amare. Una specie di sussulto luttuoso che, ripetendosi ostinatamente per quasi tutta la durata del pezzo, sembra trasformare in suono il magone di chi si scopre invaso da una nostalgia profonda e paradossale, rivolta a qualcosa a cui non riesce a dare una forma concreta.

Mordi si muove in quella zona grigia della mente in cui i confini tra ricordi e oblio si fanno estremamente labili. E non è un caso che il titolo del pezzo sia l’anagramma di "Dormi": un gioco di parole che sottolinea la persistenza di una memoria ormai amorfa ma che in qualche modo continua a far sentire il proprio peso sul nostro umore.

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La recensione Mordi di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2026-11-04 23:32:16

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