04/06/2008

“La figa, il mondo, la birra”. Se chiedi ai Marta sui Tubi cosa li abbia spinti a scegliere la musica per mestiere, candidamente Paolini ti risponde: poter girare il mondo, bere birra gratis e avere intorno tanta figa. Ascolti l’ironia senza filtri, il tono franco con cui in un igloo a Val Senales, a 3.200 metri d’altezza, il terzetto sui Tubi risponde alle curiosità dei presenti e ti rendi conto che quell’attitudine al faceto, che accompagna la formazione fin dagli esordi, è ancora la chiave di volta per respirare a pieni polmoni quest’esperienza musicale. Le immagini di “Nudi e Crudi”, vero e proprio Road Movie autoprodotto (la Tamburi Usati, altri non è se non l’anagramma del nome della band), che ripercorre per fotogrammi e suoni il percorso artistico del gruppo siciliano dal 2003 ad oggi, conferma fin dalle prime battute l’idea che i Marta sui Tubi di sovrastrutture intellettualoidi per avvalorare la loro musica non ne abbiano mai avuto bisogno. Lontano dalle celebrazioni sterili che solitamente accompagnano operazioni del genere, quello che vivifica questo lavoro è invece un bagaglio di narrazioni corali, confessioni da backstage, interviste, video che si muovono lungo la dimensione da sempre privilegiata dai Marta: quella live, restituendo a chi ancora non avesse avuto la fortuna di ascoltarli dal vivo la sbornia musicale che l’amalgamo sonoro dei tre è capace di dare sul palco. Nessuna posa da studio o abito di scena: solo il sudore, le competenze strumentali, l’eccitazione, la robustezza di un gruppo che lungo un piano quinquennale è riuscito a diventare una piccola band di culto nell’underground di casa nostra facendosi singolari chansonnier di questo tempo. Composto da tre sezioni, in “Nudi e Crudi” vengono radunati i video estratti dai primi due album del gruppo (sempre a firma di Fabio Luongo), tra cui l’inedito “Cenere” girato nel febbraio 2008, fra le nevi di Bolzano in cui i Marta si dilettano a suonare in un igloo strumenti di ghiaccio per loro creati dal liutaio Tim Linhart; un resoconto: “Marta sui ghiacci” che ripercorre proprio l’esperienza a Val Senales e infine il lungo racconto di “A spasso con Marta”. Corpus del dvd, questa prima sezione, ripercorre attraverso la forma della narrazione musicale una giornata-tipo dei Marta sui Tubi: dall’imprecazione mentre si cerca di trovare biancheria pulita in camera, alle innumerevoli ore spese nel furgone (dove si ammazza il tempo cercando di tradurre proverbi siciliani in inglese), passando al montaggio e alla cura artigianale degli strumenti e approdando infine al momento della verità, quando cala il sipario dice Pipitone e ti mostri nudo al pubblico. Ci sono città pronte ad accoglierli, amici-collaboratori che li accompagnano lungo il tragitto, le ansie prima di salire sul palco e la detonazione finale: quando il mondo musicale dei Marta sui Tubi si apre e diventa estasi. La voglia di raccontarsi e la bramosia sonora in questo lavoro non finisce nel dvd “Nudi e Crudi” ma si completa nell’ep: “L’unica cosa”, che suggerisce quelle che saranno le argomentazioni musicali future del gruppo. C’è una rivisitazione interamente vocale insieme ai Lombroso di “Ma come fanno i marinai” pezzo storico del 1979 firmato Dalla-De Gregori, una versione istrionica di “Pleiboi”, brano tratto dal film “Lo Zio Di Brooklyn” di Cipri e Maresco, che vede protagonista in una veste inedita il narratore degli Offlaga Disco Pax Max Collini, la sonorizzazione di una struggente poesia di Peppino Impastato “Negghia” e infine l’inedito che dà il titolo all’ep: “L’unica cosa” e anticipa l’uscita del terzo lavoro discografico in autunno, indicando una direzione musicale molto più rumorosa, grezza, cattiva e spigolosa che verrà sviluppata nel prossimo album dai Marta sui Tubi, oltre che naturalmente l’aggiunta nell’assetto compositivo di un nuovo strumento (le tastiere di Paolo Pischedda). Più di tutto però c’è la musica dei Marta: protagonista assoluta di questo “Nudi e Crudi” oltremodo visionaria quando decanta il limbo, i cieli chiusi in una scatola, i lividi, e lo fa “con note che hanno parole nascoste”, che riescono a cambiare forma e a rendere più belli quei mari che non riusciamo ancora a navigare.

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