10/02/2009

I Vintage Violence fanno alternative rock dalle sonorità garage. Cantano in italiano. Un po' ricordano i Verdena, un po' i Sikitikis, un po' i TARM.

In quello che fanno le intenzioni non mancano. I testi non sono affatto superficiali. "Le cose cambiano" accenna alla disperazione della dipendenza da eroina, "Quanto fa male pugnalarsi in gola" ritrae uno scorcio di una Milano alienante, "Cinema" riflette su quanti hanno visto cambiare drasticamente il loro destino al G8 di Genova. Ci sono poi testi meno virtuosi come "Non si diventa mai ricchi per merito" e la "Grande V": troppo ermetici per essere compresi.

Ripetendo gli ascolti più e più volte magari ci si fa l'orecchio. Si inizia a pensare che non sono poi così male questi ragazzi. Se si dovesse basare tutto sulle intenzioni allora i Vintage Violence sarebbero a posto, non ci sarebbero obiezioni da fare. Ma così non è. Ai Vintage Violence manca l'equilibrio. Parte vocale e strumenti non si amalgamano a sufficienza. La voce di Nicolò Caldirola è sovresposta, più adatta a certe canzoni pop italiane che a queste: è troppo distante dalla parete di suono – un po' fumoso e un po' sommerso – prodotto dagli altri membri della band. Un pizzico di protagonismo vocale in meno potrebbe risolvere molte cose.

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La recensione Vintage Violence - Recensione - Cinema di Sara Loddo è apparsa su Rockit.it il 20/07/2019

Commenti (3)

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  • mattemusso 10/02/2009 ore 12:41 @mattemusso

    Questi pezzi sono tutti belli, complimenti davvero

  • Faustiko Murizzi 10/02/2009 ore 15:54 @faustiko

    Sì, confermo un gran bel cd...

  • ZiDima 11/02/2009 ore 11:11 @zidima

    sostegno pieno a questi ragazzi!
    vi invito ad ascoltare il disco e a seguirli live, ne vale la pena
    davvero

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