Vinicio Capossela Canzoni a manovella 2000 - Cantautoriale

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Più di un'ora di musica che non dovrebbe mancare di apportare nuovi adepti alla corte di questo geniale personaggio

Nuovo capitolo del percorso artistico del nostrano chansonnier Vinicio Capossela, a seguire Il Ballo di San Vito di ormai quattro anni fa, e relativo live: un lavoro massiccio, ottimo da degustare sia d'un fiato che a spezzoni, che segna anzitutto alcune conferme.

Oltre al consueto gruppo di fissi e fidati collaboratori, è ancora presente lo straordinario Marc Ribot – chitarrista di Tom Waits e collaboratore di una marea di artisti di prim'ordine, per non dire degli splendidi lavori in proprio coi Cubanos Postizos – e c'è pure il ripescaggio di quella Decervellamento che compariva nel cd del ’94 Hammamet ed altre storie del comico Paolo Rossi, qui presentata in versione non dissimile dall'originale. E chi sentisse Vinicio eccessivamente lontano dagli ambiti rock, sappia che nella trascinante Canzone a manovella compare nei cori anche Manuel Agnelli.

Lo stile è ormai cosa consolidata quanto apprezzata: abbandonate in parte le fascinazioni waitsiane dei primi lavori, il nostro si muove comunque ora nei medesimi, personalissimi territori del Liveinvolvo, forse con minor piglio da festa di paese, non mancando di inserire sghembe componenti, pescando strambi strumenti – vedi il piano giocattolo suonato da Pascal Comelade in I pianoforti di Lubecca, con tanto di cantante lirica giapponese – e lasciando un retrogusto "europeo", laddove tempo fa si sarebbe detto maggiormente balcanico e, prima ancora, si respirava invece aria di Grande Mela, come conferma il passato gemellaggio con la Kocani Orkestar. E allora ecco i fiati nella Marcia del Camposanto, la Polka di Warsava, il quasi-valzer di Suona Rosamunda, e anche la bella ballata Corre il soldato. Tutte le canzoni del lavoro sono marchiate a fuoco dalla penna sicura di Vinicio, un autore fra i migliori che il panorama nostrano possa vantare.

Per chi ha lasciato il cuore fra le tracce di Modì e Camera a Sud, non mancano le malinconiche ed intime ballate: non solo l'iniziale splendore di Bardamù, che poi però esplode festosamente, ma anche la conclusiva Resto qua – autunnale, strepitosa, come solo Vinicio può – e il vivido ritratto de I Pagliacci, oltre a un po' di brezza sudamericana col tango di Solo mia e l'aria western in Signora Luna.

Più di un'ora di musica che non fa altro che confermare la maestria di Capossela, che non dovrebbe mancare di apportare nuovi adepti alla corte di questo geniale personaggio, forse non molto vicino al rock inteso in senso stretto – anche se la passata collaborazione con gli Estra potrebbe smentirci –, ma certo degno di grande considerazione. Non si manchi il contatto con uno dei suoi vividi e toccanti spettacoli.

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La recensione Canzoni a manovella di Scritto da Giulio Pons è apparsa su Rockit.it il 2000-11-07 00:00:00

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