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RECENSIONE
07/11/2000 di Enrico Rigolin

Nuovo capitolo del percorso artistico del nostrano chansonnier Vinicio Capossela, a seguire "Il Ballo di San Vito" di ormai quattro anni fa, e relativo live: un lavoro “massiccio”, ottimo da degustare sia d'un fiato che a spezzoni, che segna anzitutto alcune conferme.

Oltre al consueto gruppo di fissi e fidati collaboratori, è ancora presente lo straordinario Marc Ribot alla chitarra (in curricula, lavori con Tom Waits ed una marea di artisti di prim'ordine, per non dire degli splendidi lavori in proprio coi Cubanos Postizos) e c'è pure il ripescaggio di quella "Decervellamento", che compariva nel cd del ’94 "Hammamet ed altre storie" del comico Paolo Rossi, qui presentata in versione non dissimile dall'originale… e chi sentisse Vinicio eccessivamente lontano dagli ambiti rock, sappia che nella trascinante "Canzone a manovella" compare nei cori anche Manuel Agnelli.

Lo stile è ormai cosa consolidata quanto apprezzata: abbandonate (fortunatamente, solo in parte) le fascinazioni waitsiane dei primi lavori, il nostro si muove comunque ora nei medesimi, personalissimi territori del "Liveinvolvo", forse con minor piglio "da festa di paese" - non mancando però di inserire sghembe componenti, pescando strambi strumenti (vedi il piano giocattolo suonato da Pascal Comelade in "I pianoforti di Lubecca", con tanto di cantante lirica giapponese!) e lasciando un retrogusto più… europeo, laddove tempo fa si sarebbe detto maggiormente "balcanico" (e prima ancora, si respirava invece aria di “Grande Mela”), come conferma il passato gemellaggio con la Kocani Orkestar. E allora ecco i fiati nella "Marcia del Camposanto", la "Polka di Warsava", il quasi-valzer di "Suona Rosamunda", ed anche la bella ballata "Corre il soldato". Tutte le canzoni del lavoro marchiate a fuoco dalla penna sicura di Vinicio: un autore fra i migliori che il panorama nostrano possa vantare: inutile perciò citare qui qualche parte di testo.

Per chi ha lasciato il cuore fra le tracce di "Modì" e "Camera a Sud", non mancano le malinconiche ed intime ballate: ecco già il cd iniziare con la splendida "Bardamù", che poi però esplode festosamente, la conclusiva "Resto qua" (autunnale, strepitosa, come solo Vinicio può…), ed il vivido ritratto de "I Pagliacci", e torna anche un po' di brezza sudamericana col tango di "Solo mia" e financo un'aria western in "Signora Luna".

Più di un'ora di musica che non fa altro che confermare la maestria di Capossela, che non dovrebbe mancare di apportare nuovi adepti alla corte di questo geniale personaggio, forse non molto vicino al rock inteso in senso stretto -anche se la passata collaborazione con gli Estra potrebbe smentirci… - ma certo degno di grande considerazione.

Non si manchi il contatto con uno dei suoi vividi e toccanti spettacoli.

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