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album Kenze Neke - Kenze Neke

recensione Kenze Neke Kenze Neke

Goodfellas 2000 - Rock, Punk, Folk, Etnico, Crossover

RECENSIONE
09/11/2000 di Enrico Rigolin

Semplicemente, i sardi Kenze Neke dovreste già conoscerli. Qualora ciò non fosse, eccoVi l’ennesimo appello di chiamata, sotto forma di cd omonimo contenente (il rifacimento di) 12 pezzi di quello che la compagine sarda chiama “crossover etnico punk”. E passi, poco contano le definizioni.

Giusto per stuzzicare, potremmo attirarVi con particolari tipo la partecipazione della grande Lalli che si cimenta con dialetto (la limba sarda) in “Zente”, di Picchio e Sigaro della Banda Bassotti (quanti anni, quanta militanza…), di una manciata di altri ospiti e con la conferma di Kaki Arkarazo in consolle, già membro dei baschi Negu Gorriak.

Ancora, potrei narrarVi dei nobili predecessori di questo omonimo, da cui le canzoni qui presentate derivano: “Liberos respettatus uguales” e “Naralu! De uve sese”, per citarvi solo quelli che possiedo e conosco: le versioni qui presenti, oltre a godere di una resa sonora superiore (è il caso -ad esempio- della chicca del lotto: “Zente” appunto, in cui quella che una volta era una chitarrina eccessivamente riverberata diventa un corposo e struggente pianoforte), sono quindi veri e propri riarrangiamenti e rivisitazioni, per questo ritengo sia possibile parlare di album a sé stante, seppure summa di un lungo percorso, evitando l’inutile gioco dei continui raffronti con le primigenie versioni. Si rende anche omaggio, nel booklet, a tutti coloro che, nel corso degli anni, hanno militato, ops! suonato volevo dire, in quella che è la grande famiglia Kenze Neke sita in Siniscola (Nuoro); stavolta, manca il marchio Gridalo Forte Records, e i nostri quindi lavorano in completa autarchia, avvalendosi della sola distribuzione di Goodfellas.

Unica riflessione, forse di carattere eccessivamente personale, al contempo perplessità e fonte di gioia: è circa la sopravvivenza del “movimento antagonista”, di simili gruppi-collettivi con songbook zeppi di canzoni di protesta, dopo la stagione (e il relativo declino, non credete?) dei Centri Sociali, e lo “sdoganamento” di molti gruppi -alcuni ora assai famosi- che da lì avevano preso le mosse. Insomma, se a qualcuno queste potranno sembrare cose superate, proprio cd come il presente servono a ricordargli che c’è ancora fermento.

La forza dei Kenze, quella che tiene uniti da ormai 11 anni Renzo Saporito e Sandro Usai è l’attaccamento alla propria terra, le orgoliose radici sarde, e la costante incazzatura verso il sistema/regime, contro ogni sfruttamento, ogni sopruso, accompagnati ora dal reggae bagnato di rock (“Sa Oke Tua”, dei Franti, ed “Entula”), ora dall’hardcore punk (“Su Balente” e “Kenze Neke”), altrove in eteree ballad (“Do you know what you’re doing? part 1”) e financo (in “Gridu de Vittoria”) in un metal etno-progressive con sax e launeddas e testo declamato alla Massimo Volume. E via contaminando, mescolando, ma sempre con ben chiaro l’impegno, il desiderio di una società migliore, senza basi NATO, costasse anche qualche parolaccia d’odio, senza militari ed armi e guerre…
Massimo rispetto. Si diceva così, no?

A menzus bidere! :)

Tracklist

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