18/12/2000

Noisy pop strampalato... se vi piace proviamo a usare questa definizione per cominciare a parlare dell'obliqua attitudine dei RUNI.

Non e' semplice descrivervi il modo in cui questa formazione strapazza gli strumenti, presentando un lavoro in cui lo schema non e' di casa, eppure in questa apparente stranezza, le fondamenta del suono vengono poggiate su solide cotruzioni melodiche, per quanto sbilenche e deviate.

La voglia di giocare e' evidente fin dalle prime note, con trovate stilistiche impegnative, ma con il pregio di non prendere mai le cose troppo sul serio.

Un susseguirsi di episodi curiosi e divertenti, nonostante una certa ansia di fondo che contribuisce ad aumentare la tensione, specie nei momenti piu' dissonanti.

Un rumore fantasioso e corposo che cavalca le onde strumentali e le indirizza verso gustosi ritornelli anni '80, riportati in vita con una freschezza imbarazzante.

I RUNI costruiscono un mondo fatto di precarie armonie e stupefacenti visioni, con cori disperati e frastagliate carezze deliranti in un intreccio di fastidio e piacere, governato con caotici giochi elettronici e leggeri tocchi chitarristici, senza mai dare un preciso punto di riferimento.

Tra improbabili controtempo, fiati jazz, folli sintetizzatori, trame pop-rock e squarci di avanguardia, delizie strumentali e divagazioni incomprensibili, il Cucchiaio Infernale dimostra una capacita' unica di incuriosire anche l'ascoltatore meno preparato, magari finendo per stordirlo.

Attraverso un susseguirsi di suoni imprevedibili, la follia dei RUNI materializza momenti di sublime arte compositiva, convogliando la pazzia all'interno delle note, soggiogate dalla vena creativa di questi cinque maniaci.

Un lavoro che spiazza e affascina per tutta la durata dei dodici assurdi brani.

Sicuramente non e' facile e l'ascolto richiede concentrazione e orecchie allenate, ma e' un'esperienza cosi' forte che mi sento di consigliarla a tutti.

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