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Descrizione

YE KATAMA HOD - The belly of the city - in doppia lingua amarica ed inglese, significa “la pancia della città”. E’ il quarto disco della cantante SABA ANGLANA, un lavoro denso di significato, tratto distintivo presente in tutta la produzione dell’artista.

Il titolo dell’album deriva dalla considerazione che ogni città, specie ogni metropoli, da Addis Ababa a Roma, da Mogadiscio a New York, a ogni latitudine del pianeta, si forma come un organismo vivente, in continua espansione. La sua pancia è il luogo più autentico di ogni trasformazione. Spesso non coincide con il suo centro geografico ma include, come nei ghetti, nelle periferie, nelle fasce più deboli, l’aspetto viscerale della sua esistenza. Lì si manifesta anche la sua malattia, da lì prendono forma i disagi, le contraddizioni, le sofferenze che catalizzano i grandi cambiamenti storici e sociali.

Quest’osservazione trova ampio e profondo respiro fra i brani di YE KATAMA HOD e in particolare per le città africane, anch’esse in continuo sviluppo e mutamento. Il centro di questo lavoro è stato pensato e concepito ad Addis Ababa, luogo simbolo di questa metamorfosi umana e strutturale; i palazzi in costruzione della capitale etiope, tra ponteggi e colate, assomigliano a gabbie di legno in cui battono cuori di vetro e cemento. SABA compie un viaggio che affronta passato, presente e futuro; la città bella e poi distante, è ventre materno che rifiuta, sogno infranto che si lascia annientare, dalla guerra (Mogadiscio - Somaloa- dei natali di Saba) o dalla modernità (Addis Ababa - Etiopia - delle origini), perché ha ospitato i germi della distruzione o della speculazione. Sembra che nessuna esperienza storica eviti alle altre città del mondo di diventare prima o poi madri tradite che a loro volta tradiscono. Nell’abbandono spesso coatto di questo luogo che ci ha generato o cresciuto, risiede una negazione del suo potere di procreazione. Questa “sterilizzazione” rischia di farci sentire orfani per sempre.

Di contro la “città”, con il suo portato di malesseri, diseguaglianze, violenze, contiene in sé anche il germe del riscatto sociale, la spinta necessaria e sufficiente per uscire da un abbraccio asfissiante. E’ il caso di Melaku Belay, il celebre danzatore etiope protagonista del video “Zarraf” (Riscatto) primo singolo estratto dal disco, che ha reso possibili le riprese per l’accoglienza a lui riservata anche nei luoghi più pericolosi e proibitivi. Melaku ha storia intensa di ex bambino di strada, cresciuto sul marciapiede dello storico locale di musica e danza Fendika, di cui ha rilevato poi la proprietà, una volta diventato il grande artista che è oggi, internazionalmente riconosciuto per la sua bravura e per la volontà di salvaguardia e valorizzazione della tradizione culturale etiopica nel mondo, un simbolo contro ogni modernità che tutto travolge e spazza velocemente via.

La capitale d’Etiopia, luogo di esplosiva crescita, ormai lontano dall’immaginario occidentale con cui viene pensata l’Africa tutta, - vittima di stereotipizzazioni e clichés - è storicamente luogo di grande elaborazione musicale e di tenace etiopizzazione delle influenze straniere attraverso il costante riferimento all’impianto tradizionale delle scale pentatoniche; nel disco si spazia dall’ “Ambassel“ alla “Tizita", e ancora all’ “Anchihoye”, per citare le più importanti. E si scava in esse con strumenti occidentali, in chiave acustica: contrabbasso, batteria, fisarmonica e talvolta la viola. Un impianto quanto più essenziale e in equilibrio tra i mondi, che genera nelle nove tracce una colonna sonora intima, personale. Il disco corre con i suoi brani lungo la nostalgia dei luoghi e delle tradizioni che il progresso rischia di cancellare (TIZITA), racconta del problema della mancata appartenenza (ABEBECH) e la difficoltà di riconoscere se stessi (MA CELIN KARO), la conseguente somatizzazione individuale (GABRIEL), la perdita e la riacquisizione dell’innocenza (MARKAAN YARA), l’esorcismo allegro nella necessità di accogliere gli eventi trasfiguranti della vita, anche quelli più dolorosi (OROD), come fatti naturali (ROOB), come malattie che hanno bisogno di una cura (TAREKEGN). A tutto questo si oppone una reazione (ZARRAF) che si genera proprio lì, nella pancia della città.

YE KATAMA HOD è un disco che parla di tradizione e di modernità, di identità violate e dignità riconquistate. Canzoni per scovare e rivelare l’elemento umano universale, il sentimento che si solleva, difende la sua diversità, il suo diritto a raccontarsi e resistere.

Credits

SABA ANGLANA – Voce, autrice testi, musica in tutti i brani (eccetto brano 8, testo di Aster Aweke)
FABIO BAROVERO – Autore musiche in tutti i brani, Accordion (brani 1,2,3,5,7,8,9), Piano brani (4,6)
FEDERICO MARCHESANO: Contrabbasso (brai 1,2,3,4,5,7,8,9), Contrabbasso preparato (6) musica (8)
MATTIA BARBIERI – Batteria (1,2,3,5,7,9)
SIMONE ROSSETTI BAZZARO – Violino (2,6) Viola (6)
FASIKA HAILU – Krar (brano 3)
ASRAT BOSENA – Masingo (brano 3)
CRISTIAN COCCIA – chitarra (brani 3,5)

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