SAINT ha da poco compiuto vent'anni, cresciuto nell'estrema periferia romana dove le carte buone da giocare con la vita sono poche e le possibilità di

SAINT ha da poco compiuto vent'anni, cresciuto nell'estrema periferia romana dove le carte buone da giocare con la vita sono poche e le possibilità di sbagliare sono altissime, appena adolescente ha i primi problemi con la legge e si allontana da una famiglia complicata. Nelle cuffie tanto punk rock fino a quando non incontra il rap, un amore incondizionato lo porta a scrivere le prime rime. Il noto produttore romano 3D, proprietario del Bunker Studio che da dieci anni è il punto di riferimento del rap capitolino, decide di dare a SAINT la possibilità di incidere una traccia con il suo amico d'infanzia Nayt (altro talento scoperto dal producer), ma dopo le prime strofe 3D intuisce che il ragazzo ha stoffa e decide di puntare su di lui. Il primo mixtape “Hallelujah" è la naturale conseguenza di questo incontro, frutto di un anno di sacrifici e registrazioni al Bunker Studio.

“Hallelujah" è il mixtape che raccoglie diciassette capitoli della vita di SAINT, raccontati da una voce sporca che fotografa luci e ombre di una adolescenza difficile che però ora pare un ricordo lontano, grazie all'opportunità di riscatto che la musica ha voluto dare al giovanissimo rapper romano. Il disco esce con la supervisione artistica di 3D, oltre alle basi americane tra i beatmaker lo stesso 3D e Skioffi, mentre gli ospiti al microfono sono Achille Lauro, Nayt, Sonia Margot, Mr.Cioni, Sebastian, Skioffi, Sedato Blend e Crine J. A completare i musicisti presenti sul disco gli scratch di Dj Pitch8 e la chitarra di Svedonio, noto per aver collaborato a molti progetti di Rancore.

"Hallelujah" è un grido liberatorio verso il cielo, una preghiera, perchè quel SAINT con il cappio al collo e con una vita destinata a prendere vie pericolose muore e rinasce in ogni brano per ricominciare sempre più forte e con una nuova consapevolezza di sè, sicuro di avere una lunga strada da percorrere.