Se fossero più sensibili alle lusinghe dell'indie li chiameremmo "collettivo", se fossimo negli anni '60 li definiremmo un "supergruppo", ma questi cinque superstiti della scena underground romana si accontentano, alla soglia dei trent'anni, di essere "Simple Jacks". Un groviglio di esperienze per un suono multiforme: c'è l'attenzione alla scrittura e alla melodia dei Pavement, in bilico tra il vecchio e il nuovo come i Wilco, con un pizzico della lucida follia dei Cardiacs e dell'energia dei Foo Fighter. Un suono graniticamente anni '90: troppo datato per essere “cool”, troppo recente per essere “vintage”, insomma orgogliosamente “looser”. Com’è noto per chi è cresciuto a "pane e The Who" è meglio divampare che consumarsi lentamente, per questo i Simple Jacks, a meno di un anno dalla loro nascita, hanno dato alle stampe il primo EP: “Simple Jacks, il Film”. Lo spirito dissacrante della band è ben rappresentato da testi come "Franco Nero" (parodia dei b-movie italiani, sempre in attesa del Tarantino di turno pronto a riabilitarli) o "Santa Maionese" (un omaggio alla maionese scaduta come emblema del rapporto di coppia). I testi, in italiano, sono di Molla, le musiche di Sterbus e gli arrangiamenti dei Simple Jacks.

Ultimi articoli su Simple Jacks