album Pentagram - SKAG ARCADE

SKAG ARCADE Pentagram


2016 - Sperimentale, Noise, Ambient

SKAG ARCADE
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Descrizione

"I slept with faith and found a corpse in my arms on awakening; I drank and danced all night with doubt and found her a virgin in the morning"

"To practice black magic you have to violate every principle of science, decency, and intelligence. You must be obsessed with an insane idea of the importance of the petty object of your wretched and selfish desires."

"I am alone. There is no God where I am."

https://www.youtube.com/watch?v=_Mx6Mwp3SKw&t=12s

Credits

"L’attivissima label iberica Craneal Fracture non si lascia scappare l’occasione di produrre l’esordio tutto personale su supporto fisico (il debutto in senso stretto di ‘Post Tenebras Lux’ era stato rilasciato nel 2015 solo come release digitale) di Skag Arcade, ottimo progetto del romano Paolo Colavita. Avevamo lasciato Paolo all’impressionante ‘Fernweh’, sempre su nastro, in condivisione con l’amico Angelo Guido aka meanwhile.in.texas, licenziato nel primo semestre del 2016 dalla premiata scuderia svizzera Luce Sia; ‘Pentagram’ si sviluppa in due lunghe tracce da dieci minuti, presentandosi sostanzialmente come una ‘Tape EP’; il lato A ci regala immediatamente la chicca di ‘Intermediate States (Kyema, C.M.J.K.)’, con tanto di citazione di una delle massime pioniere della musica elettronica del XX secolo, la francese Eliane Radigue. Chi conosce la sperimentatrice parigina (classe 1932), ricorderà forse nella sua nutrita discografia ‘Kyema, Intermediate States’ del 1990, classico esempio dell’avanguardistico minimalismo della Radigue (la sua prima opera data 1970) cui Paolo si ispira rivisitando alcuni samples di ‘Kyema’ che fonde con perizia a stralci appena percettibili di un’intervista a Charles Manson, rumori metropolitani di megalopoli asiatiche e personali textures che ondeggiano tra ruvide dilatazioni ambientali e lieve rumorismo. Il melange finale risulta alquanto estraniante, e ci predispone adeguatamente al secondo lato della tape con la successiva e terminale ‘Pentagram’, la cui piatta frequenza iniziale monta progressivamente verso un lento drone in crescendo disturbato da interferenze radio che paiono provenire da vecchie radio valvolari di un’epoca passata. Col trascorrerre dei minuti emerge l’oscurità del Predominance di ‘Dark stars unfolding’, soffocata nei frangenti finali da effetti di voci rallentate che paiono provenire dall’ ‘outer space’."
(http://www.rosaselvaggia.com/recens.dischi_sec_settembre_16.htm)

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