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Descrizione a cura della band

Questo ultimo progetto del gruppo più longevo della storia Biellese punk, è un mix di riflessioni sulla morte, che può essere vissuta in migliaia di modi. Roberto Gervaso diceva che “Solo chi accetta la morte può dire di aver vissuto”, ed è questa la filosofia che gli Sprok seguono.
Il disco si sviluppa in 14 canzoni, come sempre basate su storie vere e legate al territorio in cui gli Sprok vivono. Dalla voglia di scappare da una periferia che infondo amiamo, ad un esame attento ma critico della situazione politica di un paese ridicolizzato da comportamenti molto poco democratici e dignitosi.
La morte è il tema centrale del disco, vista in tutte le sue sfumature. Dal pensiero del suicidio come fuga dai problemi, alla voglia di resistere e combattere nonostante tutto. La vita è fatta di contraddizioni e la morte non ne è da meno. Il contrario di morte è nascita, ma il contrario di vita qual è? La non vita che stiamo vivendo?
Nel disco sono citati molti episodi disdicevoli della vita biellese, dal suicidio di un’intera famiglia a Sagliano, per accuse infondate di pedofilia, al suicidio di un grande uomo perseguitato dalla dittatura argentina, Josè Baravalle, al quale tra l’altro è dedicato il disco! Fino al prete di periferia che si intrattiene con le mogli dei suoi fedeli o al giovane fascista che ricalca le orme di criminali del passato!
Punk figli di papà, amici finti che tradiscono, donne che fanno vergognare la categoria e sostenitori dei diritti gay che si comportano peggio del peggiore squadrista nazista! Contraddizioni di un paesino che per uno sbaglio è diventato provincia.

Credits

Henry Sprok: voce e chitarra
Trinca Sprok: voce e basso
Patrick "Pacio" Seguini: batteria
Ricky Regis: chitarra solista

Commenti

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