Collettivo musicale electro-indie-folk-rock fondato a Palermo nel 2006

Il progetto Stasi nasce nel 2006 dall'incontro di un “cantautore” incardinato nella tradizione della canzone politica italiana e di un manipolatore di “macchine” e di synth dagli ascolti industriali e indie-pendenti. Due universi all'apparenza paralleli e irriducibili, ma già attraversati da un indefinito numero di autori di neo-folk apocalittico che, in qualche modo, hanno realizzato la medesima sinergia tra chitarrismo tradizionale e rumorismo disturbante.
Il primo disco di Stasi è totalmente autoprodotto e privo di una etichetta di riferimento. Si intitola Volontà uniformate; esso esalta la possibilità del conformismo sociale e dinamico quale risposta all’idiosincrasia e al politeismo dei "valori" tipico della post-modernità. L'album è composto da 9 tracce apocaliptic-folk-oriented, suonate con macchine e synth (MC 505-Ea 1-Br 01-Wavestation-Siel Cruise) e mixate con lo spartano Audacity. In esso abbondano i campioni di cantori elettrici (Ash-ra Temple, Amon Duul, Current 93, Laibach, etc.) e di cantori politici (il Maresciallo Tito, Salvador Allende, il muezzin sunnita). Il disco viene recensito su "Rumore” ed è definito un incrocio tra panslavismo sonico e anti-imperialismo leninista. Stasi apre il concerto palermitano di Atari (duo electro-wave di Napoli), suona al II Congresso di Elettronica Indipendente (sempre a Palermo), partecipa a una rassegna di musica underground a Gela con un video di Ėjzenštejn quale sfondo e sovietizzano il polo chimico-industriale della trinacria. Produce e distribuisce 300 cd numerati.
Per le esibizioni live, negli anni successivi, si aggiunge un terzo membro alla chitarra. Il suono on stage si fa più elettronico, acido, aggressivo: dal modello neofolk si passa alla declamazione forsennata di slogan decondizionanti.
Stasi registra, in un arco di tempo lunghissimo, avvalendosi di produttori diversi, un secondo lavoro che nelle intenzioni vuole essere più pop. Il risultato è un suono depressivo, cupo, psichedelico. Il messaggio ideologico è chiaro: il disco si intitola L’uomo libero è lo schiavo.
Stasi partecipa a festival di underground elettronico insieme ad altri artisti di area industriale e noise. Suoi brani sono inseriti nelle compilation Primary (No code records, Palermo 2007), Brusio volume zero (Brusio netlabel, Palermo 2009).
Alla fine del 2009 esce L’uomo libero è lo schiavo (Brusio netlabel). Si tratta di 10 tracce che svolazzano dal pop 80s oriented all’industriale dronico, dal folk psichedelico alla disco-muzak, passando per campioni industriali e velleità EBM. I testi, sempre in italiano, parlano del muro di Berlino, di Renato Curcio, di Walter Alasia. Il senso generale è la possibilità di un industriale di massa e di uno psicofarmaco scaduto.
Nel triennio 2010-2012 partecipa al Folkalab con un live al CC(C)P Agricantus e al congresso Main off, suona a Cinisi per il Forum sociale Peppino Impastato, egemonizza i luoghi antagonisti e popolari di Palermo e provincia.
Nel 2012 produce il terzo album, Materialismo dell’incontro: il caso althusseriano oggettivato in un prisma letterario, musicale e figurativo irriducibile agli ordini separati del discorso ed eccedente la sussunzione del capitalismo postindustriale. Le sue tesi vengono esposte a Palermo, Roma, Milano, nei teatri e negli studentati occupati, nei festival e nelle compilation indipendenti (Musica Manifesta 1.0, Brusio volume uno), nei luoghi, infine, del cognitariato antagonista.

Sito
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Contatti
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Album in download
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