Descrizione

RANK I l’apertura è affidata a questo brano dalle atmosfere liquide e rarefatte. È un brano prezioso e evocativo.
RANK II è collegato al brano precedente ed è introdotto da tre rintocchi di campana tibetana. È la giusta evoluzione del precedente. Attraverso le folate di vento, solo l’incedere del basso costituisce la ritmica. Un pianoforte in sottofondo dipinge una melodia che sfocia nel ticchettìo degli orologi.
AWAY FROM THE THIN RED DUST lontano dalla polvere rossa, un titolo che fa riferimento ad una credenza buddista. Introdotto anch’esso dai rintocchi della campana tibetana, questo è il primo brano dove la voce di Alberto compare (brevemente) lieve e quasi narrante. Un’orchestra dà un incedere quasi epico.
SKIN è un brano sobrio ed elegante, scelto come singolo apripista. E, insieme al precedente e a quello conclusivo, l’unico che ha riferimenti alla musica orientale.
OURSELVES jazz e lounge fusi in un’unica soluzione. Il brano è scritto oltre che da Alberto, anche dai Cumino Luca Vicenzi (il Toungues del remix di Redshift sul precedente album) e Davide Cappelletti (Hellzapop, già coautore insieme ad Alberto di “Words That” su “Infective”).
NOTHING CAN CHANGE stesso mood del precedente brano con un arrangiamento orchestrale degno di Nat King Cole. Un sax contrappunta la voce di Alberto.
SUNDAY, 14th JULY torna l’Alberto epico e tormentato, in questo brano acquerelloso e sorretto da un testo poetico. Quando il brano sembra essere finito, il piano di Alberto e il basso di Jim iniziano a “dipingere” nuove immagini sonore.
LEAVES conclusione epica con questo brano giocato con due pianoforti che si rincorrono per tutto il pezzo contrappuntati da un’orchestra scarna fino ad introdurre la voce di Alberto e la recitazione in giapponese di Masatomo.
SAKURA cala il sipario sul disco con questo breve brano – che è una reinterpretazione di un classico folk giapponese - che funge un po’ da “titoli di coda”.

Credits

Andrea Jim Ravasio (alla chitarra lead e al basso), Stefano Della Giustina al sax (magistrale in “Nothing Can Change”), Luca Urbani e Pedro Fiamingo (entrambi alle chitarre ritmiche), e il cantautore italo-giapponese Masatomo Ueda, in una parte recitata nella lingua madre.

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