The Vox sanno scrivere canzoni irresistibili con una originalità compositiva non comune: questo li rende unici. Sembra un'affermazione di circostanza ma in tempi non sospetti come questi, dove la maggior parte delle produzioni naviga nelle acque tranquille dell'omologazione, è assolutamente oro che cola. Solo il caso ha voluto che colasse qui e non negli stampi di qualche produttore d'oltremanica dall'orecchio sottile e dall'occhio lungo. Sorvolando influenze e similitudini, tutte chiacchiere da stampa specializzata, è consigliabile fare attenzione al loro modo di manipolare le sette note perché capita la formula è facile dedurne il valore complessivo. A grandi linee, una buona canzone si riconosce dall'equilibrio delle parti strumentali, dall'imprevedibilità delle variazioni e dalla capacità intrinseca di penetrare nel cervello senza diventare un'ossessione. Per comporre una buona canzone è quindi necessario avere il senso dell'economia e delle proporzioni strumentali (ne troppi galli a cantare, ne troppo pochi), saper ordinare le sezioni senza scadere in soluzioni banali, far canticchiare come un motivetto leggiadro un brano che di fatto non lo è. Come i The Vox sappiano riuscirci con tale naturalezza non è chiaro probabilmente neanche a loro, sta di fatto che così è e funziona a meraviglia. da: WWW.ANOMOLO.COM